martedì 11 gennaio 2011

CARI RAGAZZI

Cari ragazzi,

ascoltate la brezza del vento,
quando vi sentite soffocati dall'afa;

non siate mai sazi di sapienza,
anche quando è in bilico il diritto all'istruzione;

urlate al mondo intero chi siete veramente,
superando ogni forma di repressione;

riparatevi al caldo del vostro nascondiglio,
quando il gelo graffia la vostra camera;

se il lupo cattivo ostacola il vostro cammino,
ricordate che tutte le fiabe hanno un lieto fine;

se la natura vi ha voluto anatroccoli e non principi azzurri,
ruggite valorosi all'imperativo del gioco;

affidatevi alla chiara luce del giorno,
quando vi trovate sommersi dalle oscure tenebre della notte;

se una voragine assilla la vostra mente da farla sprofondare,
allargate la visuale fino alle vette dei monti;

se meschine creature vi catapultano in una valle di lacrime,
reagite con un compiuciuto sorriso di autostima;

rispondete con dolcezza ad amari retroscena
e col sale della vita a sciocche osservazioni;

raggiungete lidi ameni,
lontani dai veleni di scarico

perchè chi cerca
trova il tesoro.

mercoledì 1 dicembre 2010

VIENI VIA CON ME

Grande rivalutazione della televisione pubblica, con le messe in onda della trasmissione “Vieni via con me”, condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano su RAI3, per tre lunedì consecutivi!
Si è trattato di puntate revival d'inizio TV, ma aggiornate ai nostri tempi, come ci hanno ricordato i microfoni datati, le parole e le note musicali della canzone-titolo del programma. Dopo la visione della piacevole, istruttiva ed accurata organizzazione televisiva, ho potuto affermare con piena soddisfazione, a distanza di un perenne periodo buio della TV: << Questa sì che è televisione! >>.
Grazie alla conduzione di Fazio ed alla sapienza di Saviano, insieme ad una élite di virtuosi personaggi della cultura, sono state aperte le menti al pubblico, attraverso la divulgazione di preziose informazioni su critiche questioni d'attualità, quali la lotta alla mafia, lo smaltimento dei rifiuti e le calamità naturali in Italia, oscurate in modo sistematico dalle trame del potere. Sono passati in rassegna come eroi nazionali, valorosi paladini di intelligenza ed osservatori della realtà, Roberto Benigni, Corrado Guzzanti, Paolo Rossi, Antonio Albanese, Dario Fo, Antonio Cornacchione e gli esponenti politici di alcuni partiti, come Gianfranco Fini, Pierluigi Bersani e Roberto Maroni, che hanno espresso con inconsueta civiltà le filosofie dei loro schieramenti. Anche il corpo di ballo e la compagnia di attori, contrariamente a ciò che si vede d'abitudine sugli schermi televisivi, sono risultati professionali e ben inseriti all'interno del programma per la capacità che hanno dimostrato di far riflettere, ricorrendo ad un linguaggio alternativo rispetto alla parola. E' stata poi data voce alla gente “comune”, perchè potesse raccontare la propria vera storia di vita, rendere pubbliche, dello Stato, le personali esperienze di abbandono sociale e condividerne i dolori e le responsabilità.
Le tre puntate hanno registrato un massiccio record di ascolti, a testimonianza del riconoscimento di competenze, valori e principi educativi che sembravano perduti, ma che non lo sono del tutto, soprattutto se siamo riusciti – noi telespettatori – a farci portare “via con loro”.

venerdì 12 novembre 2010

LA VISIBILITA' AD OGNI COSTO

Pur di farci notare, pur di risultare visibili agli altri – tutti e nessuno – , siamo disposti anche a pagare prezzi esorbitanti, fino a mettere a repentaglio la nostra dignità.
Si assiste ormai da diversi anni, da quando ha cominciato a radicarsi in Italia il berlusconismo, ad una lode fuori misura dell'apparenza e della pubblicità ossessiva dell'estetica, senza cura alcuna dell'etica, esponendo sul mercato pubblico fumose idee su quelle che dovrebbero essere le carte vincenti nella nostra società: bellezza, visibilità, ipocrisia, preconfezionati personaggi famosi.
“Bucano gli schermi” della TV trasmissioni fondate unicamente sulla spettacolarizzazione di corpi femminili dalle forme perfette, ma con personalità costruite o annullate. Si investono cifre stratosferiche di soldi, che onesti lavoratori alle dipendenze dello Stato si sognano in una vita intera, per comprare e vendere immagini su immagini, puntando sui fattori “età” e “moda”. Si legge troppo spesso, su quotidiani e riviste, di ricompense smisurate elargite come voluminosi pacchi-dono a pseudo personaggi dello spettacolo: tremilioni di euro (€ 3.000.000!) a Fabrizio Corona per non essersi neanche esibito in una discoteca toscana ed addirittura cinquemilioni di euro alla escort più chiacchierata del momento, Ruby Rubacuori, sempre per una serata in discoteca. Quando poi un povero cristo, che lavora mattina e sera per quaranta ore settimanali, guadagna appena mille euro al mese!
Ma questa è la nostra Italia: un carrozzone itinerante che investe, ricerca e lancia sulle prime pagine i nuovi talenti televisivi, gente comica, giovanissime appariscenti, donne di strada ma dalle relazioni coi potenti e lavoratori depressi che, invece di giocare ogni settimana al Superenalotto e tentare la fortuna, decidono alla fine di salire sul carro circense-carnevalesco per poter far parte di un reality televisivo.

giovedì 9 settembre 2010

FACEBOOK: UNA COMUNITÀ FANTASMA

Rimbombano assordanti echi di silenzio nel vuoto urlo di messaggi sorretti da un solo squarcio di anime vagabonde e depresse. Questa è Facebook: una comunità fantasma, costituita da spiriti vibranti in cerca d'identità, di visibilità e di sostegno. Fantasmi di una società fredda e isolante, che si riuniscono nei notturni giorni segnati da ombre intramontabili... Comunicano il niente che li avvolge e che li strega, affascinati da cuori rubati, messaggi cifrati, mode superate e profili da star, nell'attesa struggente di diventare stelle opache del firmamento terrestre.

venerdì 3 settembre 2010

S.O.S. SCUOLA

Vicino ad una scuola secondaria di primo grado della provincia di Pisa, dieci anni dopo l'inizio del XXI secolo:

<< Mamma, stamani non voglio andare a scuola! >>
<< Come sarebbe “non voglio andare a scuola!” ? Alla tua età si ha il diritto e il dovere di andare a scuola; non a caso la tua è la scuola dell'obbligo, almeno qua in Italia. >>
<< Sì, lo conosco il discorso dell'obbligo, ma come si fa a parlare di diritto e dovere in una scuola come la mia? Io, da studente con meno di quindici anni, dovrei sentirmi onorato ad avere il diritto di studiare, ad avere la possibilità di imparare tante cose stando insieme ai miei amici, quindi dovrei rispettare l'obbligo di frequenza. Ma nella mia scuola, mamma, non esistono né diritti né doveri, perchè nessuno sa cosa siano! >>
<< Oh, quanto siamo polemici di mattinata! Mi sembra che tu sia troppo critico! Un ragazzino come te dovrebbe capire che il fatto di andare a scuola non può essere messo in discussione: è come il lavoro per mamma e babbo, capisci? Figuriamoci se noi tuoi genitori ci lamentiamo per come vanno i nostri lavori, soprattutto in un periodo di crisi nera come questo! Ci mancherebbe anche che io o babbo, di fronte ad una moltitudine di disoccupati, precari e lavoratori a tempo determinato, andassimo dai nostri rispettivi dirigenti a protestare perchè in ufficio o nella ditta mancano il rispetto, l'attitudine al lavoro, la professionalità, la collaborazione, la trasparenza del contratto e la regolarità dei pagamenti...! >>
<< Ma mamma, ti rendi conto di quello che dici!? Se davvero le faccende dei vostri lavori vanno così come le hai raccontate tu, dovresti essere come minimo arrabbiata quanto lo sono io! E voi non denunciate le scorrettezze sul lavoro, sia pubblico che privato, perchè guardate chi sta peggio di voi o avete paura di perdere il posto? >>
<< Marco... Da adulti è diverso che da adolescenti come te! Quando si diventa grandi, si hanno accumulate dentro di noi tante esperienze di vita, belle e brutte, e proprio perchè abbiamo passato tanti soli e tante lune, superato o provato a superare tante prove, ed imparato infine come funziona questo mondo, ci rendiamo conto che non possiamo piangere ogni volta che qualcosa ci va storto, perchè noi vorremmo camminare a diritto, mentre il resto del mondo svolta a destra... >>
<< Ma io voglio essere così anche da grande, per come penso, intendo! Cioè, se ora credo che una cosa sia sbagliata e debba essere cambiata o tolta dalla circolazione, penso e spero di crederlo anche tra vent'anni. >>
<< E' semplice a dirsi, ma poi, nel concreto di tutti i giorni è un'altra cosa! Col trascorrere degli anni, figlio mio, si diventa meno sensibili agli eventi della vita che ci capitano, come la pelle del nostro corpo diventa più secca. Se da giovani si sta un giorno intero a ridere ed il giorno dopo a piangere, e così di seguito fino alla maturità, da adulti si porta in volto spesso, se non sempre, l'espressione dell'indifferenza, lasciandoci scivolare addosso come la pioggia le sensazioni, le manifestazioni naturali, gli incontri con le persone, le piaghe sociali, i disastri mondiali ed anche i problemi di lavoro. >>
<< Allora vuol dire che in qualche modo, a voi adulti, fa piacere convivere con il disagio o, quantomeno, non lo rifiutate (a gran voce, in piazza, con bandiere e striscioni come faccio io)! >>
<< Non è esattamente una questione di “piacere” quanto, piuttosto, una mancanza di forze e di energie per combattere, unite all'idea che ben altri sono i veri problemi della vita e che gli effettivi motivi per amare la vita e gustarne la felicità sono pochi. >>
<< Hum… Certo, mamma, che messaggio di ottimismo mi hai dato! Ma a me piace esser polemico come mi hai detto tu prima, perchè credo di averne le ragioni, e non poche, per esserlo! Stai un po' a sentire, in questa mattinata che mi aiuta a respirare e a sfogarmi, quali e quanti sono i problemi della mia scuola. Che già a definirla “mia” mi provoca una spontanea reazione di fastidio, di repulsione, come sentire il dolore di tante punture di zanzara tutti insieme.


Il primo giorno di scuola è stato un caos totale!

Ed i giorni a seguire, come i gironi infernali, lo saranno sempre di più, in un crescendo estenuante ed allarmante, fino addirittura all'ultimo sacrosanto giorno, quello del “the end”, della liberazione, del non-ritorno!

Come sai, mamma, la notte prima dell'inizio della scuola media è stata agitata per me: provavo a dormire e poi di svegliavo, mi giravo e mi rigiravo nel letto senza riaddormentarmi, mi sentiva la pancia e non riuscivo a stare fermo, pensavo a chi avrei incontrato la mattina dopo, a chi sarebbero stati i miei nuovi maestri (ehm, professori!), a cosa ci avrebbero detto e fatto fare, a come sarebbe stata la nuova scuola e se io sarei stato in grado di studiare da bimbo più grande che non va più alle elementari... Quando non ho fatto più questi pensieri, quando saranno state le quattro di notte, ho acceso la lampada del comodino e, guardando lo zaino preparato con libri e quaderni, ho pensato che i personaggi disegnati sul mio zaino mi avrebbero aiutato a superare tutte le mie paure, ad iniziare la nuova scuola senza problemi.

La notte prima degli esami – come ci ricorda una rinomata canzone italiana – o, a maggior ragione, la notte prima di un viaggio in un nuovo mondo scolastico, è caratterizzata da tensioni, da agitazioni, da turbamenti, principalmente se il protagonista è un ragazzino, alle prese con tanti piccoli grandi problemi quotidiani legati al periodo di crescita dell'adolescenza. E' piuttosto naturale che un adolescente abbia certe aspettative sul proprio futuro personale, e dovrebbe essere altrettanto naturale che questi sogni venissero esauditi, tanto più nell'ambito dell'educazione pubblica.

La mattina, col mio zaino protettore a spalle, dopo che tu mi hai salutato con quel tuo bel sorriso, sono andato nella mia nuova aula, mentre quasi tutte le persone che erano nella scuola, dai bimbi agli adulti, facevano confusione: urlavano, correvano, andavano da una parte e poi dall'altra, tenevano in mano fogli che leggevano, poi posavano e dopo riprendevano, lanciavano cartelle, muovevano veloci le braccia e si mettevano le mani nei capelli (quelli che ce li avevano ancora i capelli!), parlavano a voce alta e senza che si potesse capire...
Ad un certo punto è venuta la preside, perchè tutti hanno detto: << Silenzio, ecco la preside! >> e lei ha detto: << Che confusione! Io, poi, di mattinata mi confondo sempre! Ma questa bimba (indicando un'alunna straniera) va in questa classe? >> Invece non era nella classe dove credeva la preside...
La prima campanella, che è suonata dopo un'ora di continuo vociare, mi ha fatto prendere paura, perchè il suono era acuto e non finiva mai, infatti qualcuno ha urlato a una custode: << Oh, bastaaaa!! >>. Dopo, nella mia classe, che non si era ancora ben capito quale fosse, si è presentata la professoressa di italiano e geografia, dicendoci il suo nome insieme al suo soprannome, e così ha fatto con ognuno di noi bimbi: mentre faceva l'appello, inventava un soprannome o un diminuitivo del nostro cognome da abbinarci, ma a me non piaceva l'idea e speravo che lo facesse per gioco o per farci stare tranquilli nella nuova scuola, invece lo ha fatto quasi sempre anche negli altri giorni.

<< Ah siii!? E a te, Marco, che soprannome ha dato? >>
<< Ha trovato la rima “ravanelli” dal nostro cognome e tanti dei miei nuovi compagni di classe hanno iniziato a ridere, ma a me non faceva ridere per niente. >>
<< Che sciocca! Sai cosa sono i ravanelli? >>
<< Sì che lo so, sono un tipo di verdura. >>
<< O forse codesta donna intendeva altro... >>.

Insomma, soltanto alla fine del primo giorno di scuola, che non è stato un giorno intero come quelli dopo con cinque ore, ma limitato a quattro, io ero già cotto come una pera.
Quando sono arrivato da voi a casa mi sentivo stanco, triste, annoiato e arrabbiato come se avessi fatto una maratona sotto il sole, convinto di non arrivare mai al traguardo!

mercoledì 26 maggio 2010

RACCONTO DEL MISTERO N. 5

In quella notte ancestrale, le tenebre calarono improvvise sulla periferia di una città industriale, seppellendo tutto e tutti. Travestite da arpie con piumate ali corvine, ossute gambe diafane ed irti capelli da strega, le saette di buio seminarono il panico tra la gente.
Sarah Hudson assistette esterrefatta all'evento metafisico dalla finestra della sua camera. L'oscurità totale aveva investito la distesa di testi filosofici che la ragazza stava leggendo, al punto tale da farla sobbalzare dalla sedia per darsi una spiegazione.
Se la fioca luce della lampada sulla scrivania poteva aiutarla, anche soltanto un minimo, a far chiarezza, un mostro terrorizzante stava là fuori ad aspettarla.
Sarah richiamò con impeto nella sua testa le teorie di illustri eruditi sull'origine del mondo, sugli intrecci tra eventi naturali e magici, e sul potere che hanno gli uomini di fronte a tanto, ma nulla poteva reggere il confronto con quel carnevale demoniaco.
Nel frattempo, si scatenò un'altra proiezione dell'inferno: un lampo dallo sguardo agghiacciante, seguito da un tuono dalla voce assordante, si scaraventarono massicci sullo scudo trasparente dello studio, infrangendone in un battito d'ali i vetri.
Sarah scattò in piedi allarmata e, dirigendo gli occhi contro l'avversario, iniziò a combattere la prima guerra della sua spensierata ed innocente vita. Lei, la soldatessa a capo di un esercito di sagge idee, l'eroina a difesa della propria anima; loro, rabbiosi spiriti infetti, arruolati in schiere di giravolte taglienti. La studentessa universitaria, consapevole delle sue solide conoscenze e sostenuta da un coraggio non troppo acerbo, impugnò con decisione la maniglia della porta-finestra e la tirò con forza a sé, trovandosi da sola davanti ad un aggressivo faro di raggi lunari. La sua lunga vestaglia da camera, morbida e leggera sulle sue rosee membra, indossata con grazia e femminilità, le conferiva un aspetto ancora più etereo del solito.
La scena che si presentava davanti ai minuscoli insetti roteanti sul balcone fiorito del terrazzo, era quella di un'angelica principessa senza tempo, catapultata in una dimensione paradossale contrassegnata da malvagi esseri deformi.
Sarah riuscì a sostenere la vista abbagliante della luna piena e dei tuoni che laceravano violentemente il cielo fosco, potendo distinguere due fanali sanguigni indirizzati minacciosamente verso di lei. La giovane combattente si sporse dal davanzale e mosse rapidamente, ma con mirata precisione, una serie di acrobazie delle braccia e delle gambe per respingere la possente onda d'urto delle arpie che, ebbre di crudeltà, si agitarono scomposte in una macabra danza.
Aprendosi così un sottile varco visivo, Sarah ebbe modo di osservare meglio l'oggetto che continuava a fissarla dall'alto di una funebre impalcatura: quelli che le parevano occhi mostruosi, erano in realtà due rosse spie lampeggianti che segnalavano l'allarme, non per un'imminente fine del mondo, bensì per un corto circuito elettrico verificatosi in seguito ad una tempestosa notte di pioggia e vento.
Recuperate le lacere stoffe dell'abito da notte, sistemata la fluente chioma dopo gli scatenati balli e riordinati i pensieri svagati sui lineari binari della logica, la ragazza riacquistò il senno delle sue facoltà e capì, adagiandosi sul letto, che il senso di quella notte insonne era racchiuso in pillole di saggezza e fantasia.

giovedì 20 maggio 2010

CONTRO LA CRISI

Come esperte faccendiere
dall'alto delle loro poltrone
si affannano i politici
di scuro vestiti

a conti fare
riforme attuare
discorsi fumosi tenere
ed avversari sopraffare,
macchiandosi di scandali
e ricorrendo ad inganni,

per sedare
con ignorata conoscenza
e prolungata urgenza
la crisi.

Senza accorgersi
che ben altre
son le semplici accortezze
da adottare,
in scrigni di valori
custodite da gente di paese:

godere appieno
del sorriso di un bimbo appena nato,
del solerte lavoro,
dell'ambizione come strada maestra,
dell'onestà e la passione strette tra le mani,
della creatività a guida del pensiero,
del sole che riscalda
e dell'acqua che rinfresca,
dell'aria libera che fa vivere
e della terra compatta che sostiene,
dell'amore da diffondere,
del silenzio per capire,
della parola per dar voce,
di un girotondo attorno al mondo
e di questo caldo bacio,
adesso,
della buonanotte!