Uno stomaco umano, al primo risveglio mattutino, salutava il nuovo giorno con un brontolìo smanioso che lamentava l'insonnia della trascorsa notte.
Una macchinetta da caffé, intanto, si preparava ad iniziare la giornata su un fornello a gas.
Nel silenzio della casa, rimbombava dalle pareti dello stomaco l'eco di un tamburo lontano, di una centrifuga in azione e di un concerto di rane stonate, il tutto condito da un vortice di cattivi pensieri: gllhgrah...glllhhgrrah...gllllhhhgrrahh!
Trasportato a forza dal letto alla cucina, lo stomaco si trovò di fronte la macchinetta, troneggiante su una fiamma di calore, che gli disse: << Sei tu a fare tutta questa confusione? >>.
Le rispose lo stomaco innervosito: << Sì! Perchè, ti disturbo? Non dovresti parlare così presto... >>.
Gli obiettò sicura la macchinetta: << Io parlo quando mi pare! Con la corona sulla testa, l'elegante vestito argentato e la mano appuntata sul fianco per la postura impettita, sono la regina dei fornelli! >>.
Lo stomaco rise a quelle parole: << Ah ah, questa è bella! Una macchinetta da caffé che si crede una regina! >>.
Ribattè baldanzosa l'altra: << Certo! Sono la prima a rimettere in moto un corpo spossato come il tuo! Sono l'artefice di una bevanda apprezzata sempre e... >>
<< Mi sembrano eccessivi gli elogi che elargisci a te stessa! Considera che non fa bene bere caffé a grandi dosi. >> intervenne lo stomaco vuoto.
Continuò la macchinetta: << In qualità di regina, sono a capo di una dinastia che governa stomaci sia forti che deboli... >>.
<< Ti riferisci a me? >> si sentì chiamato in causa l'organo. << La debolezza che mi affligge non dipende tutta da me, ma è anche connaturata alla persona che mi sostiene. E' vero che io ho ritmi lenti di digestione, che inorridisco davanti a portate abbondanti, che vengo subito contagiato da qualsiasi virus e che mi chiudo come un riccio per ogni minimo attacco dall'esterno, ma pure l'uomo che mi alimenta ha le sue colpe...>>
<< Sarebbe a dire? >> chiese incuriosita la “signora”.
<< L'adulto bipede che tutte le mattine ti usa per preparare il caffè è grande e grosso, ma spesso si perde in un bicchier d'acqua per sciocchezze e va in tilt. >>
<< Come le macchine, quando vanno in panne a causa di un minuscolo cavo difettoso? >>
<< Esatto! Solo che nel mio caso non c'è il meccanico ad aggiustare o a cambiare un pezzo e via... >> confidò lo stomaco << Così le mie amarezze, che già di per sé sono note dolenti e bile nera, diventano un pugno, un peso piombo! >>.
<< Allora ascolta la mia musica, che ti rimetterà in sesto, che ti darà il buongiorno! Fsc... fsc... fscfsc...fscfscfsc...!>> iniziò pian piano a passare il caffè.
<< Come vedi, prima non dovevi criticarmi perchè facevo confusione!>> sostenne prontamente lo stomaco.
<< Ma la mia, tesoruccio strapazzato, non è confusione, bensì una piacevole musica! E' simile al fischio di un treno su cui viaggiare, è una melodia che accompagna il risveglio, è una tromba squillante che infonde energia per affrontare il lavoro!>> vantò orgogliosa la macchinetta in ebollizione.
<< …........ >>
<< Non sei d'accordo, stomacuccio?>>
<< Fino a stamani ero di tutt'altro avviso: ti reputavo una domestica compagna antipatica, alla pari di me, perchè ti sentivo ripetere questa mia voce cavernosa, gutturale, ombrosa. Ascoltando però i tuoi discorsi, devo ricredermi.
E ti dirò di più: ti ho rivalutata perchè sei ottimista e mi sproni ad abbandonare una volta per tutte le ansie, le ansiette e le loro cugine paure, che si scagliano impetuose contro di me inerte, provocandomi agitazione, nausea e brividi, giorno e notte. Adesso vedo sotto un'altra luce le lunghe ed affilate frecce laceranti, poiché ridimensiono i fattori di stress. >>
<< Non intendevo farti vomitare in questo modo!>> si scusò la “regina dei fornelli”.
<< Vomitare? Tu sapessi cosa significa davvero vomitare, a confronto con questo mio sfogo salutare...! Mi ha fatto bene, invece, confidarmi un po' con te, raccontandoti una parte della mia storia e rendendoti partecipe delle mie sofferenze. >>
<< Mi fa piacere, amico! Permetti un ballo al ritmo del mio canto? >>
<< Volentieri! Cosa festeggiamo? L'inizio di una nuova giornata, di una serie di giornate o di una nuova e vera amicizia? >>
<< Mi fai troppe domande alle quali non saprei risponderti, almeno ora. Balliamo e poi si vedrà, il resto verrà da sé! >>
<< Ben detto, mia regina! >>
<< Godi del sorseggiare lentamente il mio aromatico caffè, caldo e dal sapore intenso...! >>
<< Ahh, che liberazione! Vedo volar via dalla mia testa i fantasmi della notte! >>.
giovedì 25 febbraio 2010
venerdì 5 febbraio 2010
AVATAR
L'ultimo film di James Cameron, che da settimane registra il tutto esaurito nelle sale cinematografiche italiane, è proprio un capolavoro!
Per apprezzare appieno la bellezza degli spazi e dei personaggi creati con effetti speciali, per seguire la dinamicità delle scene girate con maestria da molteplici angolazioni e per lasciarsi trasportare dalla catena di emozioni, è opportuno vedere la proiezione in 3D.
Siamo nell'anno 2154, sul pianeta Pandora, distante anni luce dalla Terra, dove scienziati, militari ed economisti terrestri sono scesi per fare esperimenti e per arricchirsi con un prezioso minerale. Agli occhi dello spettatore e del protagonista, che è un giovane Marine collegato neurologicamente al corpo di un Na'vi grazie al programma Avatar, il nuovo mondo appare sempre più affascinante ed accogliente. Qui trionfano terre incontaminate, con virtuose specie vegetali, animali e minerali mai viste prima dagli umani, in grado di trasmettere sensazioni toccanti, energia vitale e spirito armonico. Dalle profondità di acque trasparenti si sale verso gli sconfinati labirinti delle verdi e fertili foreste, che ospitano esseri magici insieme a piante e fiori dai colori luccicanti, per poi planare in volo dalle fluttuanti e possenti montagne, verso un aperto orizzonte. Il tutto è un incanto favoloso di forme, colori e suoni, in nome e nel rispetto dell'equilibrio naturale!
Sotto l'albero più grande di Pandora, alto un centinaio di metri, abita il popolo dei Na'vi, unito da uno stretto legame di fratellanza e radicato con affetto alla sua terra, tanto da curarla e da ascoltarne gli insegnamenti.
Di fronte ai comportamenti avidi, egoistici, onnipotenti, violenti e distruttivi degli uomini, definiti “bambini”, “scemi”, “alieni”, “demoni” e “reietti” dai Na'vi, questi ultimi rispondono con la dolcezza e l'armonia del benessere, con la saggezza della riflessione, con una lingua molto musicale e vocalica, con i rituali ed i canti collettivi, con la libertà di sane ed incondizionate azioni, e con la sinuosità dei movimenti. Caratteristiche che porteranno gradualmente il protagonista ad essere attratto, nel fisico e nello spirito, verso Pandora, a professare la sua fede per essere “uno del popolo”, ad innamorarsi della donna scelta (colei che lo ha guidato e istruito) e ad unirsi a lei in maniera sacra, a cavalcare il temuto uccello rosso-fuoco come pochi hanno osato, a combattere valorosamente contro gli ex compagni di guerra, in difesa delle risorse naturali e dei suoi abitanti, fino a compiere una totale metamorfosi. Quest'uomo ha deciso di abbandonare il proprio corpo, di lasciare il proprio pianeta d'origine e gli umani, di non vedere mai più luoghi squallidi e artificiali come stanze e marciapiedi, che imbrigliano il corpo in percorsi obbligati e privano del contatto con la natura, rinunciando a miseri “lussi” come i cibi light e i jeans, per convertirsi ad una forma di amore completa che porta verso una nuova vita.
“Ti vedo”, nel senso di “ti vedo dentro”, è il saluto che si scambiano i Na'vi ed è significativo, perchè denota nei confronti dell' “altro” un approccio profondo, capace di superare le apparenze e di comprendere l'identità di qualsiasi essere, per poi accoglierlo e considerarlo un fratello. La maggior parte di noi umani deve ancora imparare ed attuare simili concetti, quindi la visione di questo film è consigliata!
Per apprezzare appieno la bellezza degli spazi e dei personaggi creati con effetti speciali, per seguire la dinamicità delle scene girate con maestria da molteplici angolazioni e per lasciarsi trasportare dalla catena di emozioni, è opportuno vedere la proiezione in 3D.
Siamo nell'anno 2154, sul pianeta Pandora, distante anni luce dalla Terra, dove scienziati, militari ed economisti terrestri sono scesi per fare esperimenti e per arricchirsi con un prezioso minerale. Agli occhi dello spettatore e del protagonista, che è un giovane Marine collegato neurologicamente al corpo di un Na'vi grazie al programma Avatar, il nuovo mondo appare sempre più affascinante ed accogliente. Qui trionfano terre incontaminate, con virtuose specie vegetali, animali e minerali mai viste prima dagli umani, in grado di trasmettere sensazioni toccanti, energia vitale e spirito armonico. Dalle profondità di acque trasparenti si sale verso gli sconfinati labirinti delle verdi e fertili foreste, che ospitano esseri magici insieme a piante e fiori dai colori luccicanti, per poi planare in volo dalle fluttuanti e possenti montagne, verso un aperto orizzonte. Il tutto è un incanto favoloso di forme, colori e suoni, in nome e nel rispetto dell'equilibrio naturale!
Sotto l'albero più grande di Pandora, alto un centinaio di metri, abita il popolo dei Na'vi, unito da uno stretto legame di fratellanza e radicato con affetto alla sua terra, tanto da curarla e da ascoltarne gli insegnamenti.
Di fronte ai comportamenti avidi, egoistici, onnipotenti, violenti e distruttivi degli uomini, definiti “bambini”, “scemi”, “alieni”, “demoni” e “reietti” dai Na'vi, questi ultimi rispondono con la dolcezza e l'armonia del benessere, con la saggezza della riflessione, con una lingua molto musicale e vocalica, con i rituali ed i canti collettivi, con la libertà di sane ed incondizionate azioni, e con la sinuosità dei movimenti. Caratteristiche che porteranno gradualmente il protagonista ad essere attratto, nel fisico e nello spirito, verso Pandora, a professare la sua fede per essere “uno del popolo”, ad innamorarsi della donna scelta (colei che lo ha guidato e istruito) e ad unirsi a lei in maniera sacra, a cavalcare il temuto uccello rosso-fuoco come pochi hanno osato, a combattere valorosamente contro gli ex compagni di guerra, in difesa delle risorse naturali e dei suoi abitanti, fino a compiere una totale metamorfosi. Quest'uomo ha deciso di abbandonare il proprio corpo, di lasciare il proprio pianeta d'origine e gli umani, di non vedere mai più luoghi squallidi e artificiali come stanze e marciapiedi, che imbrigliano il corpo in percorsi obbligati e privano del contatto con la natura, rinunciando a miseri “lussi” come i cibi light e i jeans, per convertirsi ad una forma di amore completa che porta verso una nuova vita.
“Ti vedo”, nel senso di “ti vedo dentro”, è il saluto che si scambiano i Na'vi ed è significativo, perchè denota nei confronti dell' “altro” un approccio profondo, capace di superare le apparenze e di comprendere l'identità di qualsiasi essere, per poi accoglierlo e considerarlo un fratello. La maggior parte di noi umani deve ancora imparare ed attuare simili concetti, quindi la visione di questo film è consigliata!
giovedì 21 gennaio 2010
PIU' CALCIATORI, MENO INTELLETTUALI
Il rapporto tra il numero di calciatori ed il numero di intellettuali nel nostro Paese è ormai da parecchio tempo inversamente proporzionale, nel senso che aumentano i primi e diminuiscono i secondi.
E' evidente come la popolarità del calcio sia in continua crescita: moltissime persone giocano a calcio, a livello agonistico o amatoriale, in milioni vanno regolarmente allo stadio per seguire la squadra del cuore ed altrettanti guardano le partite in TV. Se domandiamo ad alunni di una scuola dell'obbligo in quanti praticano calcio, una netta maggioranza risponderà in modo affermativo; se sfogliamo un quotidiano qualsiasi, gli articoli e le pagine dedicate allo sport nazionale per eccellenza renderanno insignificanti gli altri sport; se attraversiamo anche una piccola località di campagna, avvisteremo un campo da calcio di tutto rispetto, con le sue delimitazioni, le sue reti e lo spazio per la tribuna. Pullulano inoltre, con una ricorrenza pressochè giornaliera e su più canali insieme, le trasmissioni televisive centrate unicamente su questa attività sportiva, dove calciatori, telecronisti, opinionisti e passanti commentano le partite, i giocatori e le classifiche scrupolosamente aggiornate. A tal proposito, mi ha colpito di recente il discorso del sindaco di Firenze che, in occasione di un convegno pubblico, ha sostenuto che tifare per la squadra viola, la Fiorentina, è la cosa più bella che possa capitare ad un ragazzo............
In nome del caro dio Calcio si intavolano maestosi dibattiti che si prolungano per ore ed ore, con accuse e difese, come davanti ad un tribunale, per inveire contro i tifosi avversari e per sostenere le prodezze della propria squadra – da veri fans incalliti – .
Di calcio si vive, quindi, come argomento d'interesse pubblico generale, del quale si parla con pertinenza, conoscenza dettagliata e proprietà di linguaggio, sicuri di ricordarsi alla perfezione la combinazione delle schedine giocate, le tecniche e le pseudo-tecniche calcistiche vittoriose, le posizioni delle squadre in classifica, i goals segnati e quelli che potevano essere segnati, i falli di gioco visti e non visti in ogni match, il nome di tutti i giocatori, di tutti gli allenatori e di tutti gli arbitri (esistenti sulla faccia della terra!). Con il calcio si vive: per il traboccante investimento di soldi in scommesse, giocatori, allenatori e presidenti di squadra; per gli stipendi da capogiro che percepiscono i calciatori; per i generosi finanziamenti da parte di azionisti, industriali, sponsor e abbonati.
Un'ultima news sul mondo calcistico informa che, a breve, i campi da calcio saranno ancora più verdi perchè, per la buona tenuta dei terreni di gioco, partirà un corso di formazione, permanente e specifica, per avere un maggior numero di professionisti specializzati in progettazione e cura dei manti erbosi, in tutti gli stadi italiani.
Rispetto all'hollywoodiano panorama calcistico, che si delinea in maniera rapida e progressiva, almeno in casa italiana, riconosco di aver mantenuto una visione tradizionalistica e forse per tanti obsoleta, ossia di reputare semplicemente questo sport un gioco in cui due squadre corrono su un prato, inseguendo un pallone, per fare gol, e di avvertire uno spirito nazionalistico soltanto in occasione della competizione dei Mondiali. Mi innervosisce sapere quanto è vasta la risonanza del calcio, quanto viene sbandierato l'ottuso atteggiamento adottato dalla massa e quanto sono sopravvalutati, sia il ruolo sociale, sia la retribuzione economica di un giocatore professionista.
Allo stesso modo, mi innervosisce constatare quanto poco si investa in cultura, quanto spesso si chiudano a chiave le porte per un futuro di conoscenza e di coscienza, quanto vada a scomparire, lentamente ma inesorabilmente, la classe degli intellettuali. Si profila davanti ai nostri occhi uno scenario di discariche al posto delle scuole, di ignoranza al posto della saggezza, di accecanti trasmissioni televisive al posto dei cari e vecchi libri, di economisti in doppiopetto scuro al posto degli insegnanti coi maglioni di lana.
Ad oggi, nell'ambito del sapere, regna sovrana la precarietà: una scuola su due in Italia non è costruita secondo le norme di sicurezza, una fila interminabile di docenti aspetta da decenni di essere nominata in ruolo, l'avvenire di bravi studenti e ricercatori è compromesso, e molti incarichi basati sulla divulgazione di sana cultura sono a tempo determinato. Si respira quindi un clima di grave crisi culturale, perchè vengono svalutati i ruoli educativi, perchè troppe volte non si organizzano con serietà e criticità le attività formative, perchè non si investe quasi più in capitale umano, in cervelli ed in ragazzi che devono crescere per capire come dovrebbe funzionare il mondo.
I nuovi “intellettuali” che occupano le prime pagine delle riviste più in voga e quelli che sono sotto i riflettori di ampi studi televisivi, non sono certo maestri di cultura, trasmettitori di validi insegnamenti, scrittori, artisti o musicisti virtuosi e creativi, ma quasi sempre “facce da copertina” che improvvisano una parte, che si calano in ruoli di attori provetti ed in opinionisti a corto di idee. Sono le soubrettes della domenica che si fingono presentatrici di eccelsi pensieri, sono le anime vagabonde dello spettacolo che intendono riportare sulla retta via i peccatori, sono gli artificiali fisici scultorei che intendono impartire lezioni di teoria, è la gente comune che si inventa tante storie per il piacere di narrare, di interrogare e di avere un briciolo di notorietà.
E noi siamo arrivati ad assimilare in maniera meccanica e dipendente false dottrine, discorsi vuoti, ragionamenti illogici, direttive casuali e repertori sconfinati di mediocri personaggi del varietà, convinti di essere degli eruditi. Imperterriti, continuiamo a dare credibilità alle magnifiche corporazioni universitarie, combattendo duramente contro proibitivi costi d'iscrizione a corsi di specializzazione, contro cavilli burocratici e contro un dilagante lassismo del senato accademico, pur di ottenere un titolo, una certificazione, una gratificazione personale, un giudizio oppure un punteggio. Andando poi a perlustrare spazi culturali pubblici, privati o misti, si deduce che le differenze tra loro sono minime, in quanto dominano uniformemente strutture rigide, ataviche, strumentalizzate e chiuse verso interventi esterni innovativi ed eterogenei.
L'ultima angosciante notizia (pubblicata stamani, 21 gennaio 2010) sul deterioramento dell'educazione collettiva italiana, riguarda il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza politica che prevede un passo indietro nell'obbligo di istruzione, poiché gli alunni potranno abbandonare gli studi, per andare a lavorare, già dall'età di quindici anni, vedendosi tolto il diritto ad un anno di scuola in più previsto finora.
Dove sono finiti gli intellettuali di una volta: i Calvino, i Moravia, i Pirandello, i Verga, i Manzoni, per citare soltanto autorevoli penne della letteratura italiana contemporanea? A quale indirizzo possiamo trovare un'energica classe intellettuale disposta a lottare per i propri ideali, pronta a scendere in piazza per protestare contro i regimi autoritari, compatta nel difendere la propria dignità personale e professionale, decisa ad attuare nuove riforme sociali? Tornerà, a distanza di tanti secoli, il vento fresco e rigenerante delle preziose età dell'oro, della saggezza allo stato puro, dei sommi poeti che, dall'alto della loro cultura, illuminavano le menti degli inetti?
Me lo auguro, anche se, la situazione attuale vede la convivenza di un'entità corrosiva come il “morbo del calcio” all'interno di uno scrigno regale come l'intellettualismo, che tende a fondersi in un non-sapere, cedendo in prestito un forbito patrimonio linguistico.
E' evidente come la popolarità del calcio sia in continua crescita: moltissime persone giocano a calcio, a livello agonistico o amatoriale, in milioni vanno regolarmente allo stadio per seguire la squadra del cuore ed altrettanti guardano le partite in TV. Se domandiamo ad alunni di una scuola dell'obbligo in quanti praticano calcio, una netta maggioranza risponderà in modo affermativo; se sfogliamo un quotidiano qualsiasi, gli articoli e le pagine dedicate allo sport nazionale per eccellenza renderanno insignificanti gli altri sport; se attraversiamo anche una piccola località di campagna, avvisteremo un campo da calcio di tutto rispetto, con le sue delimitazioni, le sue reti e lo spazio per la tribuna. Pullulano inoltre, con una ricorrenza pressochè giornaliera e su più canali insieme, le trasmissioni televisive centrate unicamente su questa attività sportiva, dove calciatori, telecronisti, opinionisti e passanti commentano le partite, i giocatori e le classifiche scrupolosamente aggiornate. A tal proposito, mi ha colpito di recente il discorso del sindaco di Firenze che, in occasione di un convegno pubblico, ha sostenuto che tifare per la squadra viola, la Fiorentina, è la cosa più bella che possa capitare ad un ragazzo............
In nome del caro dio Calcio si intavolano maestosi dibattiti che si prolungano per ore ed ore, con accuse e difese, come davanti ad un tribunale, per inveire contro i tifosi avversari e per sostenere le prodezze della propria squadra – da veri fans incalliti – .
Di calcio si vive, quindi, come argomento d'interesse pubblico generale, del quale si parla con pertinenza, conoscenza dettagliata e proprietà di linguaggio, sicuri di ricordarsi alla perfezione la combinazione delle schedine giocate, le tecniche e le pseudo-tecniche calcistiche vittoriose, le posizioni delle squadre in classifica, i goals segnati e quelli che potevano essere segnati, i falli di gioco visti e non visti in ogni match, il nome di tutti i giocatori, di tutti gli allenatori e di tutti gli arbitri (esistenti sulla faccia della terra!). Con il calcio si vive: per il traboccante investimento di soldi in scommesse, giocatori, allenatori e presidenti di squadra; per gli stipendi da capogiro che percepiscono i calciatori; per i generosi finanziamenti da parte di azionisti, industriali, sponsor e abbonati.
Un'ultima news sul mondo calcistico informa che, a breve, i campi da calcio saranno ancora più verdi perchè, per la buona tenuta dei terreni di gioco, partirà un corso di formazione, permanente e specifica, per avere un maggior numero di professionisti specializzati in progettazione e cura dei manti erbosi, in tutti gli stadi italiani.
Rispetto all'hollywoodiano panorama calcistico, che si delinea in maniera rapida e progressiva, almeno in casa italiana, riconosco di aver mantenuto una visione tradizionalistica e forse per tanti obsoleta, ossia di reputare semplicemente questo sport un gioco in cui due squadre corrono su un prato, inseguendo un pallone, per fare gol, e di avvertire uno spirito nazionalistico soltanto in occasione della competizione dei Mondiali. Mi innervosisce sapere quanto è vasta la risonanza del calcio, quanto viene sbandierato l'ottuso atteggiamento adottato dalla massa e quanto sono sopravvalutati, sia il ruolo sociale, sia la retribuzione economica di un giocatore professionista.
Allo stesso modo, mi innervosisce constatare quanto poco si investa in cultura, quanto spesso si chiudano a chiave le porte per un futuro di conoscenza e di coscienza, quanto vada a scomparire, lentamente ma inesorabilmente, la classe degli intellettuali. Si profila davanti ai nostri occhi uno scenario di discariche al posto delle scuole, di ignoranza al posto della saggezza, di accecanti trasmissioni televisive al posto dei cari e vecchi libri, di economisti in doppiopetto scuro al posto degli insegnanti coi maglioni di lana.
Ad oggi, nell'ambito del sapere, regna sovrana la precarietà: una scuola su due in Italia non è costruita secondo le norme di sicurezza, una fila interminabile di docenti aspetta da decenni di essere nominata in ruolo, l'avvenire di bravi studenti e ricercatori è compromesso, e molti incarichi basati sulla divulgazione di sana cultura sono a tempo determinato. Si respira quindi un clima di grave crisi culturale, perchè vengono svalutati i ruoli educativi, perchè troppe volte non si organizzano con serietà e criticità le attività formative, perchè non si investe quasi più in capitale umano, in cervelli ed in ragazzi che devono crescere per capire come dovrebbe funzionare il mondo.
I nuovi “intellettuali” che occupano le prime pagine delle riviste più in voga e quelli che sono sotto i riflettori di ampi studi televisivi, non sono certo maestri di cultura, trasmettitori di validi insegnamenti, scrittori, artisti o musicisti virtuosi e creativi, ma quasi sempre “facce da copertina” che improvvisano una parte, che si calano in ruoli di attori provetti ed in opinionisti a corto di idee. Sono le soubrettes della domenica che si fingono presentatrici di eccelsi pensieri, sono le anime vagabonde dello spettacolo che intendono riportare sulla retta via i peccatori, sono gli artificiali fisici scultorei che intendono impartire lezioni di teoria, è la gente comune che si inventa tante storie per il piacere di narrare, di interrogare e di avere un briciolo di notorietà.
E noi siamo arrivati ad assimilare in maniera meccanica e dipendente false dottrine, discorsi vuoti, ragionamenti illogici, direttive casuali e repertori sconfinati di mediocri personaggi del varietà, convinti di essere degli eruditi. Imperterriti, continuiamo a dare credibilità alle magnifiche corporazioni universitarie, combattendo duramente contro proibitivi costi d'iscrizione a corsi di specializzazione, contro cavilli burocratici e contro un dilagante lassismo del senato accademico, pur di ottenere un titolo, una certificazione, una gratificazione personale, un giudizio oppure un punteggio. Andando poi a perlustrare spazi culturali pubblici, privati o misti, si deduce che le differenze tra loro sono minime, in quanto dominano uniformemente strutture rigide, ataviche, strumentalizzate e chiuse verso interventi esterni innovativi ed eterogenei.
L'ultima angosciante notizia (pubblicata stamani, 21 gennaio 2010) sul deterioramento dell'educazione collettiva italiana, riguarda il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza politica che prevede un passo indietro nell'obbligo di istruzione, poiché gli alunni potranno abbandonare gli studi, per andare a lavorare, già dall'età di quindici anni, vedendosi tolto il diritto ad un anno di scuola in più previsto finora.
Dove sono finiti gli intellettuali di una volta: i Calvino, i Moravia, i Pirandello, i Verga, i Manzoni, per citare soltanto autorevoli penne della letteratura italiana contemporanea? A quale indirizzo possiamo trovare un'energica classe intellettuale disposta a lottare per i propri ideali, pronta a scendere in piazza per protestare contro i regimi autoritari, compatta nel difendere la propria dignità personale e professionale, decisa ad attuare nuove riforme sociali? Tornerà, a distanza di tanti secoli, il vento fresco e rigenerante delle preziose età dell'oro, della saggezza allo stato puro, dei sommi poeti che, dall'alto della loro cultura, illuminavano le menti degli inetti?
Me lo auguro, anche se, la situazione attuale vede la convivenza di un'entità corrosiva come il “morbo del calcio” all'interno di uno scrigno regale come l'intellettualismo, che tende a fondersi in un non-sapere, cedendo in prestito un forbito patrimonio linguistico.
martedì 5 gennaio 2010
IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO
Innanzitutto vorrei fare una premessa forse banale e scontata, ma che può rivelarsi utile a quella parte di cittadini un po' distratta e frastornata dalle attuali vicende politiche italiane: il Presidente della Repubblica Italiana è, ad oggi, Giorgio Napolitano, mentre quello del Consiglio rimane, ancora ad oggi, Silvio Berlusconi.
La sera del 31 Dicembre 2009, come di consueto per ogni fine d'anno, il Capo dello Stato ha rivolto il suo messaggio augurale agli Italiani, in diretta sulle tre reti televisive pubbliche.
Napolitano ha tracciato un breve riepilogo dei fatti politici, sociali ed economici avvenuti in Italia nell'anno trascorso, usando un metodo a mio avviso distaccato, caotico e diplomatico. Sono stati elencati, quasi in maniera schematica, i principali eventi di portata nazionale, insieme alle disastrose e ripetute calamità naturali, uniti infine alla spietata crisi finanziaria, senza procedere con distinzione e rispetto verso le diverse questioni, e farcendo a profusione i discorsi con le scontate parole d'auspicio: “coraggio”, “ottimismo”, “dialogo”, “pace” e “amore”.
Nello specifico, mantenendo la sua solita sobrietà di stile ed invitando tutti alla convivenza civile, il Presidente ha annunciato che la Costituzione è tranquillamente modificabile e che la sua seconda parte può essere riformata, se risponde ad un interesse generale. Non credo, però, che la volontà di cambiare la Costituzione derivi da una richiesta collettiva, come pure non riesco ad immaginare un'educazione civica che esuli dal rispetto degli attuali principi costituzionali.
Sono stati poi rammentati con così poca attenzione e compassione i terremotati dell'Aquila e di Messina, insieme ai loro cari morti, e sono state lasciate nel dimenticatoio le vittime della strage ferroviaria di Viareggio, che non ha ancora alcun indagato.
Giorgio Napolitano ha inoltre ribadito un tema affrontato nel messaggio di fine 2008, cioè l'immigrazione, da salvaguardare come bene d'aiuto alla comunità, ed ha evidenziato come i giovani precari e la questione meridionale siano due laceranti piaghe sociali, dimostrando di volersi impegnare per emarginarle, ma senza spiegare come, con quali mezzi e risorse – se esistono – intervenire. A tal proposito, citando nobili esempi di impegno politico (come il Presidente degli Stati Uniti d'America) che dovrebbero stimolare l'Italia a crescere, Napolitano ha nuovamente evitato di indicare quali sono i precisi insegnamenti da seguire.
Portando avanti con pacata diplomazia il suo ruolo di conciliatore e di mediatore politico, il Capo dello Stato ha ampliato il suo annuncio, ricordando due recenti fatti di cronaca che hanno avuto come protagonisti e vittime di aggressioni due simboli del potere: Berlusconi e il papa Benedetto XVI. Il berlusconismo e la Chiesa, non potevano infatti non essere nominati in una sede ufficiale come questa e non essere considerati due poteri forti dello stivale, oltre alle banche, alla Confindustria ed alle associazioni mafiose, che operano in modo occulto, ma laborioso...... .
La sera del 31 Dicembre 2009, come di consueto per ogni fine d'anno, il Capo dello Stato ha rivolto il suo messaggio augurale agli Italiani, in diretta sulle tre reti televisive pubbliche.
Napolitano ha tracciato un breve riepilogo dei fatti politici, sociali ed economici avvenuti in Italia nell'anno trascorso, usando un metodo a mio avviso distaccato, caotico e diplomatico. Sono stati elencati, quasi in maniera schematica, i principali eventi di portata nazionale, insieme alle disastrose e ripetute calamità naturali, uniti infine alla spietata crisi finanziaria, senza procedere con distinzione e rispetto verso le diverse questioni, e farcendo a profusione i discorsi con le scontate parole d'auspicio: “coraggio”, “ottimismo”, “dialogo”, “pace” e “amore”.
Nello specifico, mantenendo la sua solita sobrietà di stile ed invitando tutti alla convivenza civile, il Presidente ha annunciato che la Costituzione è tranquillamente modificabile e che la sua seconda parte può essere riformata, se risponde ad un interesse generale. Non credo, però, che la volontà di cambiare la Costituzione derivi da una richiesta collettiva, come pure non riesco ad immaginare un'educazione civica che esuli dal rispetto degli attuali principi costituzionali.
Sono stati poi rammentati con così poca attenzione e compassione i terremotati dell'Aquila e di Messina, insieme ai loro cari morti, e sono state lasciate nel dimenticatoio le vittime della strage ferroviaria di Viareggio, che non ha ancora alcun indagato.
Giorgio Napolitano ha inoltre ribadito un tema affrontato nel messaggio di fine 2008, cioè l'immigrazione, da salvaguardare come bene d'aiuto alla comunità, ed ha evidenziato come i giovani precari e la questione meridionale siano due laceranti piaghe sociali, dimostrando di volersi impegnare per emarginarle, ma senza spiegare come, con quali mezzi e risorse – se esistono – intervenire. A tal proposito, citando nobili esempi di impegno politico (come il Presidente degli Stati Uniti d'America) che dovrebbero stimolare l'Italia a crescere, Napolitano ha nuovamente evitato di indicare quali sono i precisi insegnamenti da seguire.
Portando avanti con pacata diplomazia il suo ruolo di conciliatore e di mediatore politico, il Capo dello Stato ha ampliato il suo annuncio, ricordando due recenti fatti di cronaca che hanno avuto come protagonisti e vittime di aggressioni due simboli del potere: Berlusconi e il papa Benedetto XVI. Il berlusconismo e la Chiesa, non potevano infatti non essere nominati in una sede ufficiale come questa e non essere considerati due poteri forti dello stivale, oltre alle banche, alla Confindustria ed alle associazioni mafiose, che operano in modo occulto, ma laborioso...... .
sabato 2 gennaio 2010
BUON ANNO!
Quando siamo immersi in tutte le festività natalizie, veniamo bombardati da messaggi beneauguranti.
I cellulari e i bigliettini di ogni formato e fantasia riportano scritte che vantano il primato dell’originalità e del “vattelappesca dov’è andato a trovare ‘sta frase”.
Alcuni auguri somigliano alle remote (ma ancora ripescate, perché si crede nel loro effetto) “catene di S. Antonio” (pace all’anima sua!), del tipo: stelline, streghette e fatine annunciano a tutti le belle cosine; luna d’argento e fuochi colorati trasportano col vento baci appassionati; scopa scopetta la sfiga ora non ti becca, rospo rospino questo anno sarà divino, se la sfiga vuoi evitare a tre befane lo devi inviare… E come tutte le “tiritere” che si rispettino, anche queste nenie devono essere spedite ad oltranza, finché l’ultimo sfortunato del giro si trova costretto a rimandarle al geniale mittente.
Chi invece ha deciso di non seguire il branco di pecore per evitare di cadere nella banalità e nella totale monotonia, si trova a dedicare come minimo un pomeriggio intero per occupare con l’inchiostro le distese innevate dei cartoncini. <> - pensa tra sé e sé - <>. <>.
Quanti pensieri ed immagini fasciano la mente di chi si accinge a buttar giù due righe augurali! Il cervello dei molti improvvisati scrittori si elettrizza di cariche extrasensoriali di origine misteriosa, ricevendo influssi magici dal clima surreale che si respira. Si formano così frasi contorte, a rima forzata e dal significato che richiama la forma di un punto interrogativo…..
Ma il principale punto dolente è dato dalla minima o dalla camuffata potenza emozionale che viene trasmessa a chi legge il messaggio. Poche sono le sensazioni che passano, pochi i sentimenti d’affetto e d’amicizia che legano, pochi i ringraziamenti e i progetti di vita futura, poche le morali che insegnano a camminare…….
Tra sms “arzigogolati” e modaioli, e frasi già pronte ma riempite di sentimento, optiamo per queste ultime!
Se poi vogliamo distinguerci dalla massa in maniera però consapevole, pensiamo a quello che è meglio per il destinatario, a ciò che gli auguriamo di vivere ed al codice più adatto a lui per comprenderlo.
A tutti: <>.
I cellulari e i bigliettini di ogni formato e fantasia riportano scritte che vantano il primato dell’originalità e del “vattelappesca dov’è andato a trovare ‘sta frase”.
Alcuni auguri somigliano alle remote (ma ancora ripescate, perché si crede nel loro effetto) “catene di S. Antonio” (pace all’anima sua!), del tipo: stelline, streghette e fatine annunciano a tutti le belle cosine; luna d’argento e fuochi colorati trasportano col vento baci appassionati; scopa scopetta la sfiga ora non ti becca, rospo rospino questo anno sarà divino, se la sfiga vuoi evitare a tre befane lo devi inviare… E come tutte le “tiritere” che si rispettino, anche queste nenie devono essere spedite ad oltranza, finché l’ultimo sfortunato del giro si trova costretto a rimandarle al geniale mittente.
Chi invece ha deciso di non seguire il branco di pecore per evitare di cadere nella banalità e nella totale monotonia, si trova a dedicare come minimo un pomeriggio intero per occupare con l’inchiostro le distese innevate dei cartoncini. <
Quanti pensieri ed immagini fasciano la mente di chi si accinge a buttar giù due righe augurali! Il cervello dei molti improvvisati scrittori si elettrizza di cariche extrasensoriali di origine misteriosa, ricevendo influssi magici dal clima surreale che si respira. Si formano così frasi contorte, a rima forzata e dal significato che richiama la forma di un punto interrogativo…..
Ma il principale punto dolente è dato dalla minima o dalla camuffata potenza emozionale che viene trasmessa a chi legge il messaggio. Poche sono le sensazioni che passano, pochi i sentimenti d’affetto e d’amicizia che legano, pochi i ringraziamenti e i progetti di vita futura, poche le morali che insegnano a camminare…….
Tra sms “arzigogolati” e modaioli, e frasi già pronte ma riempite di sentimento, optiamo per queste ultime!
Se poi vogliamo distinguerci dalla massa in maniera però consapevole, pensiamo a quello che è meglio per il destinatario, a ciò che gli auguriamo di vivere ed al codice più adatto a lui per comprenderlo.
A tutti: <
giovedì 17 dicembre 2009
LA VERITA' DAI COMICI
L'uso della satira come forma comunicativa di arguta critica delle debolezze umane ci è stato tramandato dagli antichi letterati latini.
Nel '300, un esempio di componimento satirico di grande ed immediato successo, fu il Decameron di Giovanni Boccaccio, considerato una commedia umana perchè racconta con ironico e pungente realismo i vizi del popolo medievale.
A seguire, soltanto nel panorama letterario italiano, sono state pubblicate altre opere in stile comico, che hanno fatto sorridere e riflettere su precisi comportamenti sociali.
In epoca contemporanea c'è stato un imponente ritorno della satira, adottata sia da autori di poesie e romanzi come Eugenio Montale e Italo Calvino, sia da attori di teatro come Franca Valeri e Dario Fo. Tra gli ultimi quattro nomi che ho citato, puntualizzo che Montale e Fo hanno ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura.
L'attuale ricorso frequente a questo genere, con chiaro intento didattico e divulgativo, è dovuto al moltiplicarsi incessante di condotte scorrette, autoritarie e violente, dettate innanzitutto dagli esponenti politici.
Il caso italiano è addirittura al limite del paradossale e dell'incredibile, tanto che si fa della bandiera nazionale un anonimo striscione da sventolare allo stadio durante una banale partita, senza più un senso da perpetrare, senza più una storia da ricordare, senza più dei valori da difendere. Gli stessi politici si insultano reciprocamente, raccontano fandonie sui propri “avversari” e difendono comunque e dovunque l'elaborato del proprio partito, come se fossero degli accaniti tifosi di calcio. Il Presidente del Consiglio, che con superficiale facilità e con voluto disprezzo marchia “comunista” e “di sinistra” chiunque si azzardi ad esprimere un parere appena diverso dal suo sommo pensiero, ha altrettanto facilmente e velocemente sostenuto di voler cambiare la Costituzione, forse per darle un nuovo look, come si è fatto fare su se stesso. Si è arrivati a criticare aspramente e volgarmente qualsiasi testata giornalistica che riferisce come stanno i fatti, qualsiasi cittadino che manifesta la propria libertà ideologica, qualsiasi giudice che indaga sui processi mafiosi tra Stato e Cosa nostra, fino al Capo della Repubblica, poichè non scende in campo ad aiutare la povera maggioranza.
Ringraziamo i comici, da non confondere coi clown del circo che raccontano barzellette, dietro ai quali si nascondono: puntuali critici dell'informazione pubblica, instancabili archivisti delle grottesche verità odierne ed attenti selettori dell'innumerevole materiale da prima pagina. Maurizio Crozza è, ad esempio, un depositario illuminante di pertinenti commenti su agghiaccianti verità del nostro panorama politico-sociale, che altrimenti resterebbero forzatamente nascoste. Il lungimirante Beppe Grillo, poi, ci suona da anni prolungati allarmi di pericolo sulle incoerenze e gli abusi di potere che lacerano il Paese, arrivando a riempire spaziose platee e a fondare anche una lista civica di combattenti. Questi possono essere considerati i nuovi eroi moderni, in quanto si rivelano coraggiosi cavalieri a difesa della verità!
Nel '300, un esempio di componimento satirico di grande ed immediato successo, fu il Decameron di Giovanni Boccaccio, considerato una commedia umana perchè racconta con ironico e pungente realismo i vizi del popolo medievale.
A seguire, soltanto nel panorama letterario italiano, sono state pubblicate altre opere in stile comico, che hanno fatto sorridere e riflettere su precisi comportamenti sociali.
In epoca contemporanea c'è stato un imponente ritorno della satira, adottata sia da autori di poesie e romanzi come Eugenio Montale e Italo Calvino, sia da attori di teatro come Franca Valeri e Dario Fo. Tra gli ultimi quattro nomi che ho citato, puntualizzo che Montale e Fo hanno ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura.
L'attuale ricorso frequente a questo genere, con chiaro intento didattico e divulgativo, è dovuto al moltiplicarsi incessante di condotte scorrette, autoritarie e violente, dettate innanzitutto dagli esponenti politici.
Il caso italiano è addirittura al limite del paradossale e dell'incredibile, tanto che si fa della bandiera nazionale un anonimo striscione da sventolare allo stadio durante una banale partita, senza più un senso da perpetrare, senza più una storia da ricordare, senza più dei valori da difendere. Gli stessi politici si insultano reciprocamente, raccontano fandonie sui propri “avversari” e difendono comunque e dovunque l'elaborato del proprio partito, come se fossero degli accaniti tifosi di calcio. Il Presidente del Consiglio, che con superficiale facilità e con voluto disprezzo marchia “comunista” e “di sinistra” chiunque si azzardi ad esprimere un parere appena diverso dal suo sommo pensiero, ha altrettanto facilmente e velocemente sostenuto di voler cambiare la Costituzione, forse per darle un nuovo look, come si è fatto fare su se stesso. Si è arrivati a criticare aspramente e volgarmente qualsiasi testata giornalistica che riferisce come stanno i fatti, qualsiasi cittadino che manifesta la propria libertà ideologica, qualsiasi giudice che indaga sui processi mafiosi tra Stato e Cosa nostra, fino al Capo della Repubblica, poichè non scende in campo ad aiutare la povera maggioranza.
Ringraziamo i comici, da non confondere coi clown del circo che raccontano barzellette, dietro ai quali si nascondono: puntuali critici dell'informazione pubblica, instancabili archivisti delle grottesche verità odierne ed attenti selettori dell'innumerevole materiale da prima pagina. Maurizio Crozza è, ad esempio, un depositario illuminante di pertinenti commenti su agghiaccianti verità del nostro panorama politico-sociale, che altrimenti resterebbero forzatamente nascoste. Il lungimirante Beppe Grillo, poi, ci suona da anni prolungati allarmi di pericolo sulle incoerenze e gli abusi di potere che lacerano il Paese, arrivando a riempire spaziose platee e a fondare anche una lista civica di combattenti. Questi possono essere considerati i nuovi eroi moderni, in quanto si rivelano coraggiosi cavalieri a difesa della verità!
lunedì 30 novembre 2009
RACCONTO DEL MISTERO N. 3
In quella tarda sera d'inverno fredda e tempestosa Amanda Smith salì di corsa, sola e trafelata, sulla sua auto. Era una modesta utilitaria grigia, ma offriva una buona comodità alla guida e la faceva sentire al sicuro, in un caldo posto riparato.
Amanda tornava da una estenuante riunione di lavoro, protrattasi oltre il previsto e nella quale erano stati valutati soltanto i pareri del direttore dell'azienda e del suo fedelissimo vice.
Finalmente dentro all'automobile, la giovane donna, messa la borsa piena di fogli sul sedile accanto, si affrettò a premere il pulsante di chiusura delle portiere. Infilò poi la chiave nell'apposito spazio del quadrante e si dette una veloce occhiata allo specchietto.
Un istante dopo le sorse un dubbio: quello che aveva visto riflesso era proprio il suo viso? Le era sembrata troppo pallida la sua pelle e troppo sfibrati i suoi capelli, nonostante si sentisse stanca e fosse tardi.
Allora, con cautela, avvicinò di nuovo il volto allo specchietto e.........restò ipnotizzata! Un'ombra lucente, una figura incompiuta, un viso come trasparente, era ciò che Amanda vedeva. Un'ansia pungente l'assalì, una paura lacerante le spalancò gli occhi, brividi di ghiaccio le scivolarono per il corpo! Il tremore ed il pianto, sempre più intensi, la paralizzarono all'interno di quella macchina che ora riconosceva come estranea, come una prigione di ferro.
Quando Amanda trovò la forza per voltarsi verso l'immagine misteriosa, questa, come un fantasma sospeso, volò fuori attraverso il finestrino posteriore appena aperto.
La donna non capì.
Passati diversi minuti, l'auto iniziò un moto lento, accompagnata per i primi metri di viaggio dalla potente luce di un alto lampione del parcheggio.
Amanda tornava da una estenuante riunione di lavoro, protrattasi oltre il previsto e nella quale erano stati valutati soltanto i pareri del direttore dell'azienda e del suo fedelissimo vice.
Finalmente dentro all'automobile, la giovane donna, messa la borsa piena di fogli sul sedile accanto, si affrettò a premere il pulsante di chiusura delle portiere. Infilò poi la chiave nell'apposito spazio del quadrante e si dette una veloce occhiata allo specchietto.
Un istante dopo le sorse un dubbio: quello che aveva visto riflesso era proprio il suo viso? Le era sembrata troppo pallida la sua pelle e troppo sfibrati i suoi capelli, nonostante si sentisse stanca e fosse tardi.
Allora, con cautela, avvicinò di nuovo il volto allo specchietto e.........restò ipnotizzata! Un'ombra lucente, una figura incompiuta, un viso come trasparente, era ciò che Amanda vedeva. Un'ansia pungente l'assalì, una paura lacerante le spalancò gli occhi, brividi di ghiaccio le scivolarono per il corpo! Il tremore ed il pianto, sempre più intensi, la paralizzarono all'interno di quella macchina che ora riconosceva come estranea, come una prigione di ferro.
Quando Amanda trovò la forza per voltarsi verso l'immagine misteriosa, questa, come un fantasma sospeso, volò fuori attraverso il finestrino posteriore appena aperto.
La donna non capì.
Passati diversi minuti, l'auto iniziò un moto lento, accompagnata per i primi metri di viaggio dalla potente luce di un alto lampione del parcheggio.
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