“Là dove c'era l'erba/ ora c'è/ una città...” sono parole di un testo famoso cantato una cinquantina di anni fa dall'eclettico Adriano Celentano.
Nel cambio di secolo, col passaggio dal Novecento al Duemila, si è invece registrata una cifra in crescita esponenziale di denunce, interventi critici, rievocazioni nostalgiche, memorie personali, dichiarazioni pubbliche e richiami all'ordine sullo sgretolarsi del patrimonio ambientale per far posto ai colossi costruiti con cemento e mattoni.
Tra i cavalieri che si prodigano a lottare contro i mulini a vento o contro i paladini schierati in difesa di potenti imperatori, ci sono anch'io, intenzionata a porre l'accento su una trasformazione del territorio locale. Osservo infatti, come Celentano, che: “là dove c'era l'erba, ora c'è un supermercato”, riferendomi nello specifico all'apertura del centro commerciale Coop, situato nella zona periferica di Pontedera che si avvicina a Ponsacco.
Sono trascorsi cinque mesi da quando è stato inaugurato il supermarket con una galleria di negozi, che si fatica a ricordare o a sapere che prima c'erano soltanto campi di terra. Le luminose insegne colorate innalzate fino al cielo, le vetrine con l'esposizione di svariati prodotti ed allettanti offerte, come il via-vai della gente per comprare ed i parcheggi riempiti dalle automobili station-wagon, sono la risposta all'imperante e diabolica legge di mercato.
Conviene certamente di più per l'economia di un paese far circolare i soldi attraverso la moltiplicazione di catene che reggono le domande e le offerte di beni, piuttosto che lasciar crescere spontaneamente dell'erba in un campo. In fin dei conti, un'ampia distesa di verde può rallegrare soltanto i cuori di pochi e semplici bambini, che si accontentano ancora di correre liberi e di saltare i fossi, mentre un'area commerciale rende felici le tasche di milioni e milioni di adulti, sia quando si alleggeriscono per la soddisfazione di spendere, sia quando si riempiono per il piacere di guadagnare.
Ma chi pensa a custodire il leggiadro ricordo di fanciulli cresciuti?
Chi impedisce nel concreto l'ampliarsi a dismisura della città, in favore della campagna?
Perchè il progresso, anziché essere sinonimo di sviluppo urbano e industriale, non viene concepito come riscoperta e valorizzazione di ambienti naturali?
Se continuiamo a lasciare nel dimenticatoio il valore mondiale delle risorse geografiche, scompariranno anche le tracce di vita umana.
Se non ci auguriamo che il globo terrestre venga inghiottito da una catastrofe micidiale, impegnamoci a rendere il presente uno specchio vicino ai comportamenti sociali del passato.
mercoledì 21 aprile 2010
giovedì 8 aprile 2010
PARIGI
Antica Lutetia romana,
odierna Paris francese.
Memoria di tasselli medievali,
proiezione avanguardistica verso tempi futuri.
Esposizione Universale dalla Belle Epoque,
ricerca continua di artistiche tecniche espressive.
Erede di stirpi reali,
capolinea di viaggiatori da ogni parte del mondo.
Capitale cullata dalla Senna,
tessuto ricamato da palazzi, monumenti, simboli e viali.
Preziosa dimora di nobili, re ed imperatori,
vasta piazza affollata dal popolo.
Scrigno di inestimabili bellezze,
finestra (Grande Arche) aperta sul mondo.
Ferro grigio d'elegante fascino senile,
luce dorata di sfavillante estasi fulminea.
Spettatrice di romantiche storie d'amore,
protagonista in un teatro con scenari d'arte.
Museo di tanti musei,
fotografia in bianco e nero.
Repubblica combattuta e tenacemente conquistata,
stendardo issato d'identità e d'esaltazione nazionale.
Libertà di trasparenti giochi d'acqua,
onore e gloria di decori modellati.
Uguaglianza di diritti e di doveri,
crogiolo di variopinte etnie.
Fratellanza nella condivisione di spazi pubblici,
manifesto di parole tradotte in tutte le lingue.
Sorriso di benvenuto,
lacrima alla partenza.
odierna Paris francese.
Memoria di tasselli medievali,
proiezione avanguardistica verso tempi futuri.
Esposizione Universale dalla Belle Epoque,
ricerca continua di artistiche tecniche espressive.
Erede di stirpi reali,
capolinea di viaggiatori da ogni parte del mondo.
Capitale cullata dalla Senna,
tessuto ricamato da palazzi, monumenti, simboli e viali.
Preziosa dimora di nobili, re ed imperatori,
vasta piazza affollata dal popolo.
Scrigno di inestimabili bellezze,
finestra (Grande Arche) aperta sul mondo.
Ferro grigio d'elegante fascino senile,
luce dorata di sfavillante estasi fulminea.
Spettatrice di romantiche storie d'amore,
protagonista in un teatro con scenari d'arte.
Museo di tanti musei,
fotografia in bianco e nero.
Repubblica combattuta e tenacemente conquistata,
stendardo issato d'identità e d'esaltazione nazionale.
Libertà di trasparenti giochi d'acqua,
onore e gloria di decori modellati.
Uguaglianza di diritti e di doveri,
crogiolo di variopinte etnie.
Fratellanza nella condivisione di spazi pubblici,
manifesto di parole tradotte in tutte le lingue.
Sorriso di benvenuto,
lacrima alla partenza.
mercoledì 7 aprile 2010
C'E' CHI FA E C'E' CHI FA FINTA DI FARE
C'è chi lavora per passione
e c'è chi lavora per guadagnare,
c'è chi gioca per divertimento
e c'è chi gioca per diventare un campione,
c'è chi lotta per sopravvivere
e c'è chi lotta per aggredire,
c'è chi discute per confrontarsi
e c'è chi discute per aver sempre ragione,
c'è chi segue le proprie idee
e c'è chi segue le idee degli altri,
c'è chi viaggia per scoprire
e c'è chi viaggia per sporcare,
c'è chi cerca la bellezza
e c'è chi cerca la bruttezza,
c'è chi parla con giudizio
e c'è chi parla per dar aria alla bocca,
c'è chi costruisce in tanti anni
e c'è chi distrugge in pochi minuti,
c'è chi studia per capire
e c'è chi studia per dovere,
c'è chi sorride per contentezza
e c'è chi sorride per la fotografia,
c'è chi si impegna per migliorare
e c'è chi si impegna per peggiorare.
e c'è chi lavora per guadagnare,
c'è chi gioca per divertimento
e c'è chi gioca per diventare un campione,
c'è chi lotta per sopravvivere
e c'è chi lotta per aggredire,
c'è chi discute per confrontarsi
e c'è chi discute per aver sempre ragione,
c'è chi segue le proprie idee
e c'è chi segue le idee degli altri,
c'è chi viaggia per scoprire
e c'è chi viaggia per sporcare,
c'è chi cerca la bellezza
e c'è chi cerca la bruttezza,
c'è chi parla con giudizio
e c'è chi parla per dar aria alla bocca,
c'è chi costruisce in tanti anni
e c'è chi distrugge in pochi minuti,
c'è chi studia per capire
e c'è chi studia per dovere,
c'è chi sorride per contentezza
e c'è chi sorride per la fotografia,
c'è chi si impegna per migliorare
e c'è chi si impegna per peggiorare.
lunedì 22 marzo 2010
LA NOTTE DELLE FATE
Il 60° Festival della canzone italiana si è da poco concluso in modo sconclusionato, con vincitori perdenti e ultimi arrivati vincenti, senza di certo rendere omaggio alla musica dell'Italia ed alla voce dei suoi validi cantori.
Non intendo dilungarmi sulla critica ai cantanti che vi hanno partecipato, sulla pilotazione scorretta ai televoti e sui testi vuoti di spessore di alcune canzoni, anche se c'è stato materiale in abbondanza.
Per me il vincitore è Enrico Ruggeri. Appena ho ascoltato la sua canzone, La notte delle fate, sono rimasta subito colpita piacevolmente: ho sentito degli accordi musicali armoniosi e delle note inserite ad effetto nei punti di svolta, che muovevano un profondo corpo di parole. Il mio orecchio ha percepito immediatamente una raffinata armonia di suoni, intervallata con criterio da caldi assaggi di rock, mentre il mio cervello ha colto un logico collegamento di frasi incentrate su dinamiche relazionali che hanno come protagoniste figure femminili.
Sono proprio le relazioni, infatti, i rapporti con gli altri, con la gente, col collega di lavoro, con i familiari, con il fidanzato, con gli amici, con i conoscenti e con gli sconosciuti, che necessitano di revisione, più che mai nell'odierna società. Non si può più “far finta di”, non si può più guardare oltre o chiudersi in se stessi, allontanandoci da tutto e da tutti, combattendo e soffrendo da soli per i nostri problemi, senza riconoscere davvero le nostre e le altrui capacità d'aiuto.
Ruggeri, cantando questo testo con sentimento, ragionevolezza, padronanza vocalica, capacità interpretativa ed intento didattico-divulgativo, sa ben mettere sotto ai riflettori mediatici un tema spesso oscurato o poco approfondito come quello della sofferenza provata dalle donne. Una sofferenza figlia di ingiustizie, soprusi, disuguaglianze, violenze, dolori fisici e morali che indeboliscono, disorientano ed affliggono ragazze, mogli e madri di famiglia, costringendole spesso ad abbandonare sogni, a chiudersi in se stesse ed a vedere intorno soltanto il buio.
La notte delle fate, però, ci ricorda che nulla è perduto, che esistono ancora le luci della speranza e della dritta via, che la libertà può tornare ad essere un diritto effettivo e che le favole possono avverarsi. Ecco allora che le donne, almeno per una notte, acquistano le sembianze di fate, vivendo la magia di sentirsi nuovamente forti eppure leggiadre, tenaci eppure sospese in aria, adulte eppure bambine.
La trascrizione a seguire di una parte del brano musicale in forma poetica, secondo me aiuta a riflettere meglio sull'argomento in questione, rivalutandone con calma il significato delle parole e ripensando quindi alla canzone nel suo insieme.
(…) Ognuno sente tanto dolore quando si piega in sè
E non vede niente
Poi una luce passa le inferriate
La notte delle fate
Ogni donna ha un paio d’ali chiuse dentro sè
E sogna ancora vette inesplorate
La notte delle fate
Ogni donna ha un paio d’ali chiuse dentro sè
Pronta a certe ascese sconfinate (...)
giovedì 25 febbraio 2010
DIALOGO TRA UNO STOMACO UMANO E UNA MACCHINETTA DA CAFFE'
Uno stomaco umano, al primo risveglio mattutino, salutava il nuovo giorno con un brontolìo smanioso che lamentava l'insonnia della trascorsa notte.
Una macchinetta da caffé, intanto, si preparava ad iniziare la giornata su un fornello a gas.
Nel silenzio della casa, rimbombava dalle pareti dello stomaco l'eco di un tamburo lontano, di una centrifuga in azione e di un concerto di rane stonate, il tutto condito da un vortice di cattivi pensieri: gllhgrah...glllhhgrrah...gllllhhhgrrahh!
Trasportato a forza dal letto alla cucina, lo stomaco si trovò di fronte la macchinetta, troneggiante su una fiamma di calore, che gli disse: << Sei tu a fare tutta questa confusione? >>.
Le rispose lo stomaco innervosito: << Sì! Perchè, ti disturbo? Non dovresti parlare così presto... >>.
Gli obiettò sicura la macchinetta: << Io parlo quando mi pare! Con la corona sulla testa, l'elegante vestito argentato e la mano appuntata sul fianco per la postura impettita, sono la regina dei fornelli! >>.
Lo stomaco rise a quelle parole: << Ah ah, questa è bella! Una macchinetta da caffé che si crede una regina! >>.
Ribattè baldanzosa l'altra: << Certo! Sono la prima a rimettere in moto un corpo spossato come il tuo! Sono l'artefice di una bevanda apprezzata sempre e... >>
<< Mi sembrano eccessivi gli elogi che elargisci a te stessa! Considera che non fa bene bere caffé a grandi dosi. >> intervenne lo stomaco vuoto.
Continuò la macchinetta: << In qualità di regina, sono a capo di una dinastia che governa stomaci sia forti che deboli... >>.
<< Ti riferisci a me? >> si sentì chiamato in causa l'organo. << La debolezza che mi affligge non dipende tutta da me, ma è anche connaturata alla persona che mi sostiene. E' vero che io ho ritmi lenti di digestione, che inorridisco davanti a portate abbondanti, che vengo subito contagiato da qualsiasi virus e che mi chiudo come un riccio per ogni minimo attacco dall'esterno, ma pure l'uomo che mi alimenta ha le sue colpe...>>
<< Sarebbe a dire? >> chiese incuriosita la “signora”.
<< L'adulto bipede che tutte le mattine ti usa per preparare il caffè è grande e grosso, ma spesso si perde in un bicchier d'acqua per sciocchezze e va in tilt. >>
<< Come le macchine, quando vanno in panne a causa di un minuscolo cavo difettoso? >>
<< Esatto! Solo che nel mio caso non c'è il meccanico ad aggiustare o a cambiare un pezzo e via... >> confidò lo stomaco << Così le mie amarezze, che già di per sé sono note dolenti e bile nera, diventano un pugno, un peso piombo! >>.
<< Allora ascolta la mia musica, che ti rimetterà in sesto, che ti darà il buongiorno! Fsc... fsc... fscfsc...fscfscfsc...!>> iniziò pian piano a passare il caffè.
<< Come vedi, prima non dovevi criticarmi perchè facevo confusione!>> sostenne prontamente lo stomaco.
<< Ma la mia, tesoruccio strapazzato, non è confusione, bensì una piacevole musica! E' simile al fischio di un treno su cui viaggiare, è una melodia che accompagna il risveglio, è una tromba squillante che infonde energia per affrontare il lavoro!>> vantò orgogliosa la macchinetta in ebollizione.
<< …........ >>
<< Non sei d'accordo, stomacuccio?>>
<< Fino a stamani ero di tutt'altro avviso: ti reputavo una domestica compagna antipatica, alla pari di me, perchè ti sentivo ripetere questa mia voce cavernosa, gutturale, ombrosa. Ascoltando però i tuoi discorsi, devo ricredermi.
E ti dirò di più: ti ho rivalutata perchè sei ottimista e mi sproni ad abbandonare una volta per tutte le ansie, le ansiette e le loro cugine paure, che si scagliano impetuose contro di me inerte, provocandomi agitazione, nausea e brividi, giorno e notte. Adesso vedo sotto un'altra luce le lunghe ed affilate frecce laceranti, poiché ridimensiono i fattori di stress. >>
<< Non intendevo farti vomitare in questo modo!>> si scusò la “regina dei fornelli”.
<< Vomitare? Tu sapessi cosa significa davvero vomitare, a confronto con questo mio sfogo salutare...! Mi ha fatto bene, invece, confidarmi un po' con te, raccontandoti una parte della mia storia e rendendoti partecipe delle mie sofferenze. >>
<< Mi fa piacere, amico! Permetti un ballo al ritmo del mio canto? >>
<< Volentieri! Cosa festeggiamo? L'inizio di una nuova giornata, di una serie di giornate o di una nuova e vera amicizia? >>
<< Mi fai troppe domande alle quali non saprei risponderti, almeno ora. Balliamo e poi si vedrà, il resto verrà da sé! >>
<< Ben detto, mia regina! >>
<< Godi del sorseggiare lentamente il mio aromatico caffè, caldo e dal sapore intenso...! >>
<< Ahh, che liberazione! Vedo volar via dalla mia testa i fantasmi della notte! >>.
Una macchinetta da caffé, intanto, si preparava ad iniziare la giornata su un fornello a gas.
Nel silenzio della casa, rimbombava dalle pareti dello stomaco l'eco di un tamburo lontano, di una centrifuga in azione e di un concerto di rane stonate, il tutto condito da un vortice di cattivi pensieri: gllhgrah...glllhhgrrah...gllllhhhgrrahh!
Trasportato a forza dal letto alla cucina, lo stomaco si trovò di fronte la macchinetta, troneggiante su una fiamma di calore, che gli disse: << Sei tu a fare tutta questa confusione? >>.
Le rispose lo stomaco innervosito: << Sì! Perchè, ti disturbo? Non dovresti parlare così presto... >>.
Gli obiettò sicura la macchinetta: << Io parlo quando mi pare! Con la corona sulla testa, l'elegante vestito argentato e la mano appuntata sul fianco per la postura impettita, sono la regina dei fornelli! >>.
Lo stomaco rise a quelle parole: << Ah ah, questa è bella! Una macchinetta da caffé che si crede una regina! >>.
Ribattè baldanzosa l'altra: << Certo! Sono la prima a rimettere in moto un corpo spossato come il tuo! Sono l'artefice di una bevanda apprezzata sempre e... >>
<< Mi sembrano eccessivi gli elogi che elargisci a te stessa! Considera che non fa bene bere caffé a grandi dosi. >> intervenne lo stomaco vuoto.
Continuò la macchinetta: << In qualità di regina, sono a capo di una dinastia che governa stomaci sia forti che deboli... >>.
<< Ti riferisci a me? >> si sentì chiamato in causa l'organo. << La debolezza che mi affligge non dipende tutta da me, ma è anche connaturata alla persona che mi sostiene. E' vero che io ho ritmi lenti di digestione, che inorridisco davanti a portate abbondanti, che vengo subito contagiato da qualsiasi virus e che mi chiudo come un riccio per ogni minimo attacco dall'esterno, ma pure l'uomo che mi alimenta ha le sue colpe...>>
<< Sarebbe a dire? >> chiese incuriosita la “signora”.
<< L'adulto bipede che tutte le mattine ti usa per preparare il caffè è grande e grosso, ma spesso si perde in un bicchier d'acqua per sciocchezze e va in tilt. >>
<< Come le macchine, quando vanno in panne a causa di un minuscolo cavo difettoso? >>
<< Esatto! Solo che nel mio caso non c'è il meccanico ad aggiustare o a cambiare un pezzo e via... >> confidò lo stomaco << Così le mie amarezze, che già di per sé sono note dolenti e bile nera, diventano un pugno, un peso piombo! >>.
<< Allora ascolta la mia musica, che ti rimetterà in sesto, che ti darà il buongiorno! Fsc... fsc... fscfsc...fscfscfsc...!>> iniziò pian piano a passare il caffè.
<< Come vedi, prima non dovevi criticarmi perchè facevo confusione!>> sostenne prontamente lo stomaco.
<< Ma la mia, tesoruccio strapazzato, non è confusione, bensì una piacevole musica! E' simile al fischio di un treno su cui viaggiare, è una melodia che accompagna il risveglio, è una tromba squillante che infonde energia per affrontare il lavoro!>> vantò orgogliosa la macchinetta in ebollizione.
<< …........ >>
<< Non sei d'accordo, stomacuccio?>>
<< Fino a stamani ero di tutt'altro avviso: ti reputavo una domestica compagna antipatica, alla pari di me, perchè ti sentivo ripetere questa mia voce cavernosa, gutturale, ombrosa. Ascoltando però i tuoi discorsi, devo ricredermi.
E ti dirò di più: ti ho rivalutata perchè sei ottimista e mi sproni ad abbandonare una volta per tutte le ansie, le ansiette e le loro cugine paure, che si scagliano impetuose contro di me inerte, provocandomi agitazione, nausea e brividi, giorno e notte. Adesso vedo sotto un'altra luce le lunghe ed affilate frecce laceranti, poiché ridimensiono i fattori di stress. >>
<< Non intendevo farti vomitare in questo modo!>> si scusò la “regina dei fornelli”.
<< Vomitare? Tu sapessi cosa significa davvero vomitare, a confronto con questo mio sfogo salutare...! Mi ha fatto bene, invece, confidarmi un po' con te, raccontandoti una parte della mia storia e rendendoti partecipe delle mie sofferenze. >>
<< Mi fa piacere, amico! Permetti un ballo al ritmo del mio canto? >>
<< Volentieri! Cosa festeggiamo? L'inizio di una nuova giornata, di una serie di giornate o di una nuova e vera amicizia? >>
<< Mi fai troppe domande alle quali non saprei risponderti, almeno ora. Balliamo e poi si vedrà, il resto verrà da sé! >>
<< Ben detto, mia regina! >>
<< Godi del sorseggiare lentamente il mio aromatico caffè, caldo e dal sapore intenso...! >>
<< Ahh, che liberazione! Vedo volar via dalla mia testa i fantasmi della notte! >>.
venerdì 5 febbraio 2010
AVATAR
L'ultimo film di James Cameron, che da settimane registra il tutto esaurito nelle sale cinematografiche italiane, è proprio un capolavoro!
Per apprezzare appieno la bellezza degli spazi e dei personaggi creati con effetti speciali, per seguire la dinamicità delle scene girate con maestria da molteplici angolazioni e per lasciarsi trasportare dalla catena di emozioni, è opportuno vedere la proiezione in 3D.
Siamo nell'anno 2154, sul pianeta Pandora, distante anni luce dalla Terra, dove scienziati, militari ed economisti terrestri sono scesi per fare esperimenti e per arricchirsi con un prezioso minerale. Agli occhi dello spettatore e del protagonista, che è un giovane Marine collegato neurologicamente al corpo di un Na'vi grazie al programma Avatar, il nuovo mondo appare sempre più affascinante ed accogliente. Qui trionfano terre incontaminate, con virtuose specie vegetali, animali e minerali mai viste prima dagli umani, in grado di trasmettere sensazioni toccanti, energia vitale e spirito armonico. Dalle profondità di acque trasparenti si sale verso gli sconfinati labirinti delle verdi e fertili foreste, che ospitano esseri magici insieme a piante e fiori dai colori luccicanti, per poi planare in volo dalle fluttuanti e possenti montagne, verso un aperto orizzonte. Il tutto è un incanto favoloso di forme, colori e suoni, in nome e nel rispetto dell'equilibrio naturale!
Sotto l'albero più grande di Pandora, alto un centinaio di metri, abita il popolo dei Na'vi, unito da uno stretto legame di fratellanza e radicato con affetto alla sua terra, tanto da curarla e da ascoltarne gli insegnamenti.
Di fronte ai comportamenti avidi, egoistici, onnipotenti, violenti e distruttivi degli uomini, definiti “bambini”, “scemi”, “alieni”, “demoni” e “reietti” dai Na'vi, questi ultimi rispondono con la dolcezza e l'armonia del benessere, con la saggezza della riflessione, con una lingua molto musicale e vocalica, con i rituali ed i canti collettivi, con la libertà di sane ed incondizionate azioni, e con la sinuosità dei movimenti. Caratteristiche che porteranno gradualmente il protagonista ad essere attratto, nel fisico e nello spirito, verso Pandora, a professare la sua fede per essere “uno del popolo”, ad innamorarsi della donna scelta (colei che lo ha guidato e istruito) e ad unirsi a lei in maniera sacra, a cavalcare il temuto uccello rosso-fuoco come pochi hanno osato, a combattere valorosamente contro gli ex compagni di guerra, in difesa delle risorse naturali e dei suoi abitanti, fino a compiere una totale metamorfosi. Quest'uomo ha deciso di abbandonare il proprio corpo, di lasciare il proprio pianeta d'origine e gli umani, di non vedere mai più luoghi squallidi e artificiali come stanze e marciapiedi, che imbrigliano il corpo in percorsi obbligati e privano del contatto con la natura, rinunciando a miseri “lussi” come i cibi light e i jeans, per convertirsi ad una forma di amore completa che porta verso una nuova vita.
“Ti vedo”, nel senso di “ti vedo dentro”, è il saluto che si scambiano i Na'vi ed è significativo, perchè denota nei confronti dell' “altro” un approccio profondo, capace di superare le apparenze e di comprendere l'identità di qualsiasi essere, per poi accoglierlo e considerarlo un fratello. La maggior parte di noi umani deve ancora imparare ed attuare simili concetti, quindi la visione di questo film è consigliata!
Per apprezzare appieno la bellezza degli spazi e dei personaggi creati con effetti speciali, per seguire la dinamicità delle scene girate con maestria da molteplici angolazioni e per lasciarsi trasportare dalla catena di emozioni, è opportuno vedere la proiezione in 3D.
Siamo nell'anno 2154, sul pianeta Pandora, distante anni luce dalla Terra, dove scienziati, militari ed economisti terrestri sono scesi per fare esperimenti e per arricchirsi con un prezioso minerale. Agli occhi dello spettatore e del protagonista, che è un giovane Marine collegato neurologicamente al corpo di un Na'vi grazie al programma Avatar, il nuovo mondo appare sempre più affascinante ed accogliente. Qui trionfano terre incontaminate, con virtuose specie vegetali, animali e minerali mai viste prima dagli umani, in grado di trasmettere sensazioni toccanti, energia vitale e spirito armonico. Dalle profondità di acque trasparenti si sale verso gli sconfinati labirinti delle verdi e fertili foreste, che ospitano esseri magici insieme a piante e fiori dai colori luccicanti, per poi planare in volo dalle fluttuanti e possenti montagne, verso un aperto orizzonte. Il tutto è un incanto favoloso di forme, colori e suoni, in nome e nel rispetto dell'equilibrio naturale!
Sotto l'albero più grande di Pandora, alto un centinaio di metri, abita il popolo dei Na'vi, unito da uno stretto legame di fratellanza e radicato con affetto alla sua terra, tanto da curarla e da ascoltarne gli insegnamenti.
Di fronte ai comportamenti avidi, egoistici, onnipotenti, violenti e distruttivi degli uomini, definiti “bambini”, “scemi”, “alieni”, “demoni” e “reietti” dai Na'vi, questi ultimi rispondono con la dolcezza e l'armonia del benessere, con la saggezza della riflessione, con una lingua molto musicale e vocalica, con i rituali ed i canti collettivi, con la libertà di sane ed incondizionate azioni, e con la sinuosità dei movimenti. Caratteristiche che porteranno gradualmente il protagonista ad essere attratto, nel fisico e nello spirito, verso Pandora, a professare la sua fede per essere “uno del popolo”, ad innamorarsi della donna scelta (colei che lo ha guidato e istruito) e ad unirsi a lei in maniera sacra, a cavalcare il temuto uccello rosso-fuoco come pochi hanno osato, a combattere valorosamente contro gli ex compagni di guerra, in difesa delle risorse naturali e dei suoi abitanti, fino a compiere una totale metamorfosi. Quest'uomo ha deciso di abbandonare il proprio corpo, di lasciare il proprio pianeta d'origine e gli umani, di non vedere mai più luoghi squallidi e artificiali come stanze e marciapiedi, che imbrigliano il corpo in percorsi obbligati e privano del contatto con la natura, rinunciando a miseri “lussi” come i cibi light e i jeans, per convertirsi ad una forma di amore completa che porta verso una nuova vita.
“Ti vedo”, nel senso di “ti vedo dentro”, è il saluto che si scambiano i Na'vi ed è significativo, perchè denota nei confronti dell' “altro” un approccio profondo, capace di superare le apparenze e di comprendere l'identità di qualsiasi essere, per poi accoglierlo e considerarlo un fratello. La maggior parte di noi umani deve ancora imparare ed attuare simili concetti, quindi la visione di questo film è consigliata!
giovedì 21 gennaio 2010
PIU' CALCIATORI, MENO INTELLETTUALI
Il rapporto tra il numero di calciatori ed il numero di intellettuali nel nostro Paese è ormai da parecchio tempo inversamente proporzionale, nel senso che aumentano i primi e diminuiscono i secondi.
E' evidente come la popolarità del calcio sia in continua crescita: moltissime persone giocano a calcio, a livello agonistico o amatoriale, in milioni vanno regolarmente allo stadio per seguire la squadra del cuore ed altrettanti guardano le partite in TV. Se domandiamo ad alunni di una scuola dell'obbligo in quanti praticano calcio, una netta maggioranza risponderà in modo affermativo; se sfogliamo un quotidiano qualsiasi, gli articoli e le pagine dedicate allo sport nazionale per eccellenza renderanno insignificanti gli altri sport; se attraversiamo anche una piccola località di campagna, avvisteremo un campo da calcio di tutto rispetto, con le sue delimitazioni, le sue reti e lo spazio per la tribuna. Pullulano inoltre, con una ricorrenza pressochè giornaliera e su più canali insieme, le trasmissioni televisive centrate unicamente su questa attività sportiva, dove calciatori, telecronisti, opinionisti e passanti commentano le partite, i giocatori e le classifiche scrupolosamente aggiornate. A tal proposito, mi ha colpito di recente il discorso del sindaco di Firenze che, in occasione di un convegno pubblico, ha sostenuto che tifare per la squadra viola, la Fiorentina, è la cosa più bella che possa capitare ad un ragazzo............
In nome del caro dio Calcio si intavolano maestosi dibattiti che si prolungano per ore ed ore, con accuse e difese, come davanti ad un tribunale, per inveire contro i tifosi avversari e per sostenere le prodezze della propria squadra – da veri fans incalliti – .
Di calcio si vive, quindi, come argomento d'interesse pubblico generale, del quale si parla con pertinenza, conoscenza dettagliata e proprietà di linguaggio, sicuri di ricordarsi alla perfezione la combinazione delle schedine giocate, le tecniche e le pseudo-tecniche calcistiche vittoriose, le posizioni delle squadre in classifica, i goals segnati e quelli che potevano essere segnati, i falli di gioco visti e non visti in ogni match, il nome di tutti i giocatori, di tutti gli allenatori e di tutti gli arbitri (esistenti sulla faccia della terra!). Con il calcio si vive: per il traboccante investimento di soldi in scommesse, giocatori, allenatori e presidenti di squadra; per gli stipendi da capogiro che percepiscono i calciatori; per i generosi finanziamenti da parte di azionisti, industriali, sponsor e abbonati.
Un'ultima news sul mondo calcistico informa che, a breve, i campi da calcio saranno ancora più verdi perchè, per la buona tenuta dei terreni di gioco, partirà un corso di formazione, permanente e specifica, per avere un maggior numero di professionisti specializzati in progettazione e cura dei manti erbosi, in tutti gli stadi italiani.
Rispetto all'hollywoodiano panorama calcistico, che si delinea in maniera rapida e progressiva, almeno in casa italiana, riconosco di aver mantenuto una visione tradizionalistica e forse per tanti obsoleta, ossia di reputare semplicemente questo sport un gioco in cui due squadre corrono su un prato, inseguendo un pallone, per fare gol, e di avvertire uno spirito nazionalistico soltanto in occasione della competizione dei Mondiali. Mi innervosisce sapere quanto è vasta la risonanza del calcio, quanto viene sbandierato l'ottuso atteggiamento adottato dalla massa e quanto sono sopravvalutati, sia il ruolo sociale, sia la retribuzione economica di un giocatore professionista.
Allo stesso modo, mi innervosisce constatare quanto poco si investa in cultura, quanto spesso si chiudano a chiave le porte per un futuro di conoscenza e di coscienza, quanto vada a scomparire, lentamente ma inesorabilmente, la classe degli intellettuali. Si profila davanti ai nostri occhi uno scenario di discariche al posto delle scuole, di ignoranza al posto della saggezza, di accecanti trasmissioni televisive al posto dei cari e vecchi libri, di economisti in doppiopetto scuro al posto degli insegnanti coi maglioni di lana.
Ad oggi, nell'ambito del sapere, regna sovrana la precarietà: una scuola su due in Italia non è costruita secondo le norme di sicurezza, una fila interminabile di docenti aspetta da decenni di essere nominata in ruolo, l'avvenire di bravi studenti e ricercatori è compromesso, e molti incarichi basati sulla divulgazione di sana cultura sono a tempo determinato. Si respira quindi un clima di grave crisi culturale, perchè vengono svalutati i ruoli educativi, perchè troppe volte non si organizzano con serietà e criticità le attività formative, perchè non si investe quasi più in capitale umano, in cervelli ed in ragazzi che devono crescere per capire come dovrebbe funzionare il mondo.
I nuovi “intellettuali” che occupano le prime pagine delle riviste più in voga e quelli che sono sotto i riflettori di ampi studi televisivi, non sono certo maestri di cultura, trasmettitori di validi insegnamenti, scrittori, artisti o musicisti virtuosi e creativi, ma quasi sempre “facce da copertina” che improvvisano una parte, che si calano in ruoli di attori provetti ed in opinionisti a corto di idee. Sono le soubrettes della domenica che si fingono presentatrici di eccelsi pensieri, sono le anime vagabonde dello spettacolo che intendono riportare sulla retta via i peccatori, sono gli artificiali fisici scultorei che intendono impartire lezioni di teoria, è la gente comune che si inventa tante storie per il piacere di narrare, di interrogare e di avere un briciolo di notorietà.
E noi siamo arrivati ad assimilare in maniera meccanica e dipendente false dottrine, discorsi vuoti, ragionamenti illogici, direttive casuali e repertori sconfinati di mediocri personaggi del varietà, convinti di essere degli eruditi. Imperterriti, continuiamo a dare credibilità alle magnifiche corporazioni universitarie, combattendo duramente contro proibitivi costi d'iscrizione a corsi di specializzazione, contro cavilli burocratici e contro un dilagante lassismo del senato accademico, pur di ottenere un titolo, una certificazione, una gratificazione personale, un giudizio oppure un punteggio. Andando poi a perlustrare spazi culturali pubblici, privati o misti, si deduce che le differenze tra loro sono minime, in quanto dominano uniformemente strutture rigide, ataviche, strumentalizzate e chiuse verso interventi esterni innovativi ed eterogenei.
L'ultima angosciante notizia (pubblicata stamani, 21 gennaio 2010) sul deterioramento dell'educazione collettiva italiana, riguarda il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza politica che prevede un passo indietro nell'obbligo di istruzione, poiché gli alunni potranno abbandonare gli studi, per andare a lavorare, già dall'età di quindici anni, vedendosi tolto il diritto ad un anno di scuola in più previsto finora.
Dove sono finiti gli intellettuali di una volta: i Calvino, i Moravia, i Pirandello, i Verga, i Manzoni, per citare soltanto autorevoli penne della letteratura italiana contemporanea? A quale indirizzo possiamo trovare un'energica classe intellettuale disposta a lottare per i propri ideali, pronta a scendere in piazza per protestare contro i regimi autoritari, compatta nel difendere la propria dignità personale e professionale, decisa ad attuare nuove riforme sociali? Tornerà, a distanza di tanti secoli, il vento fresco e rigenerante delle preziose età dell'oro, della saggezza allo stato puro, dei sommi poeti che, dall'alto della loro cultura, illuminavano le menti degli inetti?
Me lo auguro, anche se, la situazione attuale vede la convivenza di un'entità corrosiva come il “morbo del calcio” all'interno di uno scrigno regale come l'intellettualismo, che tende a fondersi in un non-sapere, cedendo in prestito un forbito patrimonio linguistico.
E' evidente come la popolarità del calcio sia in continua crescita: moltissime persone giocano a calcio, a livello agonistico o amatoriale, in milioni vanno regolarmente allo stadio per seguire la squadra del cuore ed altrettanti guardano le partite in TV. Se domandiamo ad alunni di una scuola dell'obbligo in quanti praticano calcio, una netta maggioranza risponderà in modo affermativo; se sfogliamo un quotidiano qualsiasi, gli articoli e le pagine dedicate allo sport nazionale per eccellenza renderanno insignificanti gli altri sport; se attraversiamo anche una piccola località di campagna, avvisteremo un campo da calcio di tutto rispetto, con le sue delimitazioni, le sue reti e lo spazio per la tribuna. Pullulano inoltre, con una ricorrenza pressochè giornaliera e su più canali insieme, le trasmissioni televisive centrate unicamente su questa attività sportiva, dove calciatori, telecronisti, opinionisti e passanti commentano le partite, i giocatori e le classifiche scrupolosamente aggiornate. A tal proposito, mi ha colpito di recente il discorso del sindaco di Firenze che, in occasione di un convegno pubblico, ha sostenuto che tifare per la squadra viola, la Fiorentina, è la cosa più bella che possa capitare ad un ragazzo............
In nome del caro dio Calcio si intavolano maestosi dibattiti che si prolungano per ore ed ore, con accuse e difese, come davanti ad un tribunale, per inveire contro i tifosi avversari e per sostenere le prodezze della propria squadra – da veri fans incalliti – .
Di calcio si vive, quindi, come argomento d'interesse pubblico generale, del quale si parla con pertinenza, conoscenza dettagliata e proprietà di linguaggio, sicuri di ricordarsi alla perfezione la combinazione delle schedine giocate, le tecniche e le pseudo-tecniche calcistiche vittoriose, le posizioni delle squadre in classifica, i goals segnati e quelli che potevano essere segnati, i falli di gioco visti e non visti in ogni match, il nome di tutti i giocatori, di tutti gli allenatori e di tutti gli arbitri (esistenti sulla faccia della terra!). Con il calcio si vive: per il traboccante investimento di soldi in scommesse, giocatori, allenatori e presidenti di squadra; per gli stipendi da capogiro che percepiscono i calciatori; per i generosi finanziamenti da parte di azionisti, industriali, sponsor e abbonati.
Un'ultima news sul mondo calcistico informa che, a breve, i campi da calcio saranno ancora più verdi perchè, per la buona tenuta dei terreni di gioco, partirà un corso di formazione, permanente e specifica, per avere un maggior numero di professionisti specializzati in progettazione e cura dei manti erbosi, in tutti gli stadi italiani.
Rispetto all'hollywoodiano panorama calcistico, che si delinea in maniera rapida e progressiva, almeno in casa italiana, riconosco di aver mantenuto una visione tradizionalistica e forse per tanti obsoleta, ossia di reputare semplicemente questo sport un gioco in cui due squadre corrono su un prato, inseguendo un pallone, per fare gol, e di avvertire uno spirito nazionalistico soltanto in occasione della competizione dei Mondiali. Mi innervosisce sapere quanto è vasta la risonanza del calcio, quanto viene sbandierato l'ottuso atteggiamento adottato dalla massa e quanto sono sopravvalutati, sia il ruolo sociale, sia la retribuzione economica di un giocatore professionista.
Allo stesso modo, mi innervosisce constatare quanto poco si investa in cultura, quanto spesso si chiudano a chiave le porte per un futuro di conoscenza e di coscienza, quanto vada a scomparire, lentamente ma inesorabilmente, la classe degli intellettuali. Si profila davanti ai nostri occhi uno scenario di discariche al posto delle scuole, di ignoranza al posto della saggezza, di accecanti trasmissioni televisive al posto dei cari e vecchi libri, di economisti in doppiopetto scuro al posto degli insegnanti coi maglioni di lana.
Ad oggi, nell'ambito del sapere, regna sovrana la precarietà: una scuola su due in Italia non è costruita secondo le norme di sicurezza, una fila interminabile di docenti aspetta da decenni di essere nominata in ruolo, l'avvenire di bravi studenti e ricercatori è compromesso, e molti incarichi basati sulla divulgazione di sana cultura sono a tempo determinato. Si respira quindi un clima di grave crisi culturale, perchè vengono svalutati i ruoli educativi, perchè troppe volte non si organizzano con serietà e criticità le attività formative, perchè non si investe quasi più in capitale umano, in cervelli ed in ragazzi che devono crescere per capire come dovrebbe funzionare il mondo.
I nuovi “intellettuali” che occupano le prime pagine delle riviste più in voga e quelli che sono sotto i riflettori di ampi studi televisivi, non sono certo maestri di cultura, trasmettitori di validi insegnamenti, scrittori, artisti o musicisti virtuosi e creativi, ma quasi sempre “facce da copertina” che improvvisano una parte, che si calano in ruoli di attori provetti ed in opinionisti a corto di idee. Sono le soubrettes della domenica che si fingono presentatrici di eccelsi pensieri, sono le anime vagabonde dello spettacolo che intendono riportare sulla retta via i peccatori, sono gli artificiali fisici scultorei che intendono impartire lezioni di teoria, è la gente comune che si inventa tante storie per il piacere di narrare, di interrogare e di avere un briciolo di notorietà.
E noi siamo arrivati ad assimilare in maniera meccanica e dipendente false dottrine, discorsi vuoti, ragionamenti illogici, direttive casuali e repertori sconfinati di mediocri personaggi del varietà, convinti di essere degli eruditi. Imperterriti, continuiamo a dare credibilità alle magnifiche corporazioni universitarie, combattendo duramente contro proibitivi costi d'iscrizione a corsi di specializzazione, contro cavilli burocratici e contro un dilagante lassismo del senato accademico, pur di ottenere un titolo, una certificazione, una gratificazione personale, un giudizio oppure un punteggio. Andando poi a perlustrare spazi culturali pubblici, privati o misti, si deduce che le differenze tra loro sono minime, in quanto dominano uniformemente strutture rigide, ataviche, strumentalizzate e chiuse verso interventi esterni innovativi ed eterogenei.
L'ultima angosciante notizia (pubblicata stamani, 21 gennaio 2010) sul deterioramento dell'educazione collettiva italiana, riguarda il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza politica che prevede un passo indietro nell'obbligo di istruzione, poiché gli alunni potranno abbandonare gli studi, per andare a lavorare, già dall'età di quindici anni, vedendosi tolto il diritto ad un anno di scuola in più previsto finora.
Dove sono finiti gli intellettuali di una volta: i Calvino, i Moravia, i Pirandello, i Verga, i Manzoni, per citare soltanto autorevoli penne della letteratura italiana contemporanea? A quale indirizzo possiamo trovare un'energica classe intellettuale disposta a lottare per i propri ideali, pronta a scendere in piazza per protestare contro i regimi autoritari, compatta nel difendere la propria dignità personale e professionale, decisa ad attuare nuove riforme sociali? Tornerà, a distanza di tanti secoli, il vento fresco e rigenerante delle preziose età dell'oro, della saggezza allo stato puro, dei sommi poeti che, dall'alto della loro cultura, illuminavano le menti degli inetti?
Me lo auguro, anche se, la situazione attuale vede la convivenza di un'entità corrosiva come il “morbo del calcio” all'interno di uno scrigno regale come l'intellettualismo, che tende a fondersi in un non-sapere, cedendo in prestito un forbito patrimonio linguistico.
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