Vi siete mai chiesti dove nascono le campanule?
Ed ancor prima, sapete cosa sono le campanule?
Sono dei delicati fiori penduli riuniti in grappoli, di colore bianco, blu o violetto. Questi fiori hanno un unico difetto, ancorato alla loro struttura genetica: appartengono al genere di piante erbacee. Sono stati quindi destinati da madre natura a convivere con erbe selvatiche, con piante anonime, con insulse erbacce che sbucano repentinamente dagli angoli degradati delle strade.
Sembra impossibile che fiorellini così graziosi e di una ricca semplicità, come persone raffinate e discrete, riescano a sopravvivere accanto ai rifiuti ed all’erba di campo nata per caso, come esseri incivili e privi di storia. Eppure può succedere: come ormai non ci scandalizziamo più dell’ignoranza, della scorrettezza e della violenza che ammorba il pianeta, altrettanto non dobbiamo escludere la possibilità di colpi di scena in positivo. Altrimenti non ci sarei io qui a scriverne!
La forza di queste creature della natura sta nell’essere costantemente combattive, nel conservare la propria forma di indipendenza, al di là dell’ambiente che le circonda, oltre ogni barriera fisica. Quando allora ci apprestiamo a circonvallare una rotatoria (che giramento di testa!), quando intravediamo a distanza una discarica a cielo aperto o quando, semplicemente, camminiamo sui marciapiedi d’asfalto che raccolgono sporcizia e volantini volati, non dobbiamo disperare. Può sempre sbucare da qualche angolino un boccio di campanula a darci la speranza.
Mi rivolgo a te, che non conosci Marcovaldo il protagonista, che non ti sei mai avvicinato al clima leggiadro delle favole, senza mai quindi valutarne la morale e che ti costruisci un mondo unicamente a tua immagine e somiglianza:
<< Ogni tanto guarda più in là del tuo naso, evita di avere sempre la testa tra le nuvole e dirotta lo sguardo in basso, non alle cose materiali, ma alla materia della vita!>>.
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